L’infezione da virus respiratorio sinciziale (RSV) rappresenta una sfida significativa nei primi mesi di vita visto l’impatto rilevante sui bambini, sulle loro famiglie e sui servizi sanitari. In un recente studio pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine Caterina Rizzo, dell’Università di Pisa, e colleghi hanno evidenziato come – in Italia, nel periodo compreso tra il 2021 e il 2023 – circa il 39% dei bambini di età inferiore a un anno con sintomi di infezione delle vie respiratorie acute risultasse positivo a RSV (1).
Questo lavoro ha messo in luce non solo la diffusione di RSV, ma anche le conseguenze della malattia sulle famiglie e sui servizi sanitari – come la necessità di ulteriori visite mediche e specialistiche, l’assenza dal lavoro dei genitori per accudire i figli e l’uso eccessivo di antibiotici in presenza di malattie virali – e alcune differenze significative nell’approccio terapeutico tra i paesi considerati (Belgio, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito).
“In Italia, ad esempio, abbiamo il network dei pediatri di libera scelta, nel Regno Unito invece è tutto gestito dai general practitioner – i medici di medicina generale che hanno in carico sia la popolazione in età pediatrica che l’adulto – e quindi ci possono essere alcune differenze” ha commentato Rizzo. “Cambia l’accesso alle cure e di conseguenza cambiano le strategie terapeutiche: in Italia l’utilizzo di terapia antibiotica e antiasmatici è stato più elevato rispetto agli altri Paesi europei”. Quest’ultimo aspetto, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sta contribuendo allo sviluppo dell’antimicrobico resistenza.
A livello di prevenzione, negli ultimi anni sono state introdotte nuove strategie come un anticorpo monoclonale per i neonati e dei vaccini per adulti e donne in gravidanza. L’anticorpo monoclonale, somministrato in un’unica dose, protegge il neonato durante i primi mesi di vita, riducendo significativamente i ricoveri per bronchiolite da RSV.
“Noi pensiamo che questo virus sia un problema soltanto dei neonati, ma anche nei grandi anziani con condizioni di rischio questo virus può causare forme molto severe di malattia, con un’elevatissima proporzione di decessi intra-ospedalieri. I pazienti anziani, anche se riescono a superare il periodo di ospedalizzazione, hanno poi un danno funzionale e non riescono più a svolgere quelle funzioni che prima del ricovero svolgevano normalmente: vestirsi da soli, lavarsi da soli, uscire per fare la spesa” ha detto Rizzo, per poi sottolineare l’elevata efficacia e sicurezza dei vaccini sugli adulti, che riescono a proteggere fino al 70% dei casi chi lo riceve.
Rizzo ha infine commentato l’efficacia della vaccinazione nelle donne in gravidanza, facendo riferimento al trial clinico MATISSE. Questo studio ha infatti mostrato gli effetti positivi di questa terapia nel proteggere il neonato da RSV durante i primi sei mesi di vita, riducendo le forme gravi di malattia (2).
Bibliografia
- Hak S, Sankatsing V et al. Burden of RSV infections among young children in primary care: a prospective cohort study in five European countries (2021–23). The Lancet Respiratory Medicine (2025); 13 (2) 153 – 165.
- Simões E, Pahud B, et al. Efficacy, Safety, and Immunogenicity of the MATISSE (Maternal Immunization Study for Safety and Efficacy) Maternal Respiratory Syncytial Virus Prefusion F Protein Vaccine Trial. Obstetrics & Gynecology (2025), 145 (2) 157-167.



