Nessuna associazione tra esiti neurologici neonatali avversi e analgesia epidurale in travaglio

Redazione By Luglio 23, 2026No Comments
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L’analgesia epidurale durante il travaglio non è risultata associata a rischi clinicamente significativi per la salute dei neonati, compresi i rischi di morbilità neonatale, decesso o paralisi cerebrale (1). È quanto emerge da uno studio di coorte di popolazione pubblicato sul BMJ, che ha analizzato dati amministrativi scozzesi relativi a 495.695 donne con gravidanza singola in travaglio tra 24+0 e 42+6 settimane di gestazione, con parto vaginale o cesareo non pianificato, tra il 2007 e il 2019.

Nel lavoro, coordinato da Rachel Kearns della University of Glasgow, Glasgow Royal Infirmary (Glasgow, UK), sono stati utilizzati sei database amministrativi nazionali per identificare esiti neonatali e infantili, inclusa la paralisi cerebrale diagnosticata in qualsiasi momento dell’infanzia. Delle donne incluse, 114.897 (23,2%) hanno ricevuto epidurale in travaglio. L’outcome primario era un composito di morbidità neurologica neonatale (encefalopatia ipossico-ischemica, convulsioni, emorragia o infarto intraventricolare, leucomalacia periventricolare, meningite, encefalite, kernittero, ipotonia, asfissia alla nascita o altra diagnosi cerebrale) verificatosi entro 28 giorni dalla nascita (0,9 per 1000 nascite; IC 95% 0,8-1,0).

Dopo aggiustamento per età materna, indice di deprivazione, etnia, parità, induzione del travaglio, comorbidità e altri potenziali confondenti identificati a priori, non è emersa alcuna associazione tra epidurale e morbidità neurologica neonatale (rischio relativo aggiustato 0,87; IC 95% 0,68-1,12). Risultati sovrapponibili sono stati osservati per altra morbidità neonatale severa (1,17; 0,90-1,51), sepsi neonatale (1,11; 0,90-1,37), punteggio di Apgar <4 a cinque minuti (0,97; 0,87-1,09), mortalità neonatale a 28 giorni (0,81; 0,62-1,06) e paralisi cerebrale infantile (0,80; 0,60-1,06).

Le analisi per sottogruppi hanno confermato la coerenza dei risultati tra gravidanze ad alto e basso rischio, tra parti pretermine e a termine, e tra le diverse modalità di parto. Un’unica differenza statisticamente significativa è emersa per l’Apgar <4: nei parti pretermine l’epidurale è risultata associata a un rischio ridotto (rischio relativo aggiustato 0,59; IC 95% 0,44-0,79), effetto non riscontrato nei parti a termine (0,98; 0,87-1,11; p<0,01 per l’interazione).

Gli autori sottolineano che il limite superiore dell’intervallo di confidenza per l’outcome primario (1,12) esclude un aumento relativo del rischio superiore al 12%, dato considerato rassicurante rispetto a un possibile danno neurologico clinicamente rilevante. Tra i limiti dello studio, di natura osservazionale, vengono segnalati il possibile confondimento residuo per indicazione – le donne con travagli più complessi o prolungati ricorrono più spesso all’epidurale – l’assenza di dati su variabili fisiologiche come febbre materna e ipotensione, e l’impiego di codici diagnostici amministrativi non validati individualmente, seppure sottoposti a controlli di qualità periodici. Secondo gli autori e le autrici, un eventuale confondimento residuo tenderebbe comunque a sovrastimare il danno nel gruppo epidurale, rendendo i risultati nulli osservati robusti rispetto a questa criticità.

Per Kearns, colleghe e colleghi, questi dati di popolazione offrono un supporto rassicurante alla sicurezza neonatale dell’analgesia epidurale in travaglio, con ricadute rilevanti per il counseling clinico e il consenso informato, in particolare nelle donne con gravidanze ad alto rischio o parto pretermine, gruppi in cui il timore di possibili danni al neonato continua a influenzare le scelte analgesiche.

Bibliografia

1. Kearns RJ, Kyzayeva A, Singh S, et al. Epidural analgesia in labour and neonatal and childhood outcomes: national population based cohort study doi:10.1136/bmj-2026-343320