
Circa l’80% dei giovani adulti fa meno movimento di quanto raccomandato dalla World Health Organization (WHO). Un’analisi internazionale coordinata da Andrea Ramírez Varela (University of Texas Health Science Center, Houston) e colleghi, pubblicata su Nature Health, ha evidenziato come l’attività fisica sia progressivamente entrata nell’agenda politica globale, pur restando una priorità ancora limitata in molti contesti decisionali e operativi (1).
L’inattività fisica rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie croniche non trasmissibili (noncommunicable diseases, NCD) ma, nonostante i progressi degli ultimi due decenni, la sua integrazione nelle politiche sanitarie e multisettoriali rimane disomogenea. Gli autori e le autrici di questo studio hanno sottolineato come l’attenzione crescente verso queste malattie abbia contribuito a una maggiore visibilità del tema, senza però tradursi in un impegno politico e finanziario proporzionato alla sua rilevanza sanitaria.
Lo studio, basato su un disegno qualitativo che integra interviste a informatori chiave e analisi documentale globale, ha coinvolto 46 esperti tra decisori politici, ricercatori e consulenti internazionali. I risultati hanno mostrato che l’attività fisica è passata da una condizione di quasi assenza nelle politiche pubbliche a una “priorità bassa ma in crescita” nella maggior parte dei Paesi, fino a diventare una priorità definita solo in pochi contesti selezionati.
Parallelamente, l’analisi del Global Observatory for Physical Activity (GoPA!) Policy Directory, che include oltre 600 documenti provenienti da 200 Paesi, ha evidenziato un aumento significativo delle politiche dedicate o integrate nelle strategie per le malattie croniche tra il 2004 e il 2025. Tuttavia, l’adozione formale di politiche non garantisce la loro implementazione: molti intervistati hanno sottolineato la carenza di risorse, coordinamento e responsabilità operative come principali ostacoli.
Un elemento critico emerso riguarda il posizionamento dell’attività fisica all’interno delle politiche pubbliche. Spesso percepita come un obiettivo secondario o a lungo termine, fatica a competere con priorità sanitarie più immediate. Questo disallineamento temporale tra benefici attesi e cicli decisionali politici rappresenta una barriera rilevante alla sua piena integrazione nelle strategie nazionali.
Gli autori e le autrici hanno evidenziato inoltre come le politiche più efficaci siano quelle multisettoriali, in grado di coinvolgere ambiti come trasporti, urbanistica, istruzione e ambiente. Tuttavia, tali approcci richiedono un elevato livello di coordinamento e una chiara definizione delle responsabilità, elementi ancora spesso carenti nei sistemi sanitari e amministrativi.
Nel complesso, l’analisi suggerisce che, nonostante i progressi, l’attività fisica non abbia ancora raggiunto una priorità politica adeguata al suo impatto sulla salute pubblica. Rafforzare il supporto politico, migliorare l’implementazione delle politiche e promuovere approcci integrati rappresentano passaggi chiave per colmare questo gap e migliorare gli esiti di salute a livello globale.
Bibliografia
Ramírez Varela A, Bauman A, Woods CB. et al. Low global physical activity despite two decades of policy progress. Nat. Health 2026;1:338–354.



