
Questa settimana il BMJ ha dedicato un intero numero al clima e i cambiamenti climatici, aprendo con un articolo che ha approfondito il rapporto tra rainfall events – eventi piovosi – e mortalità (1).
Il lead author Cheng He e i suoi collaboratori hanno rilevato che eventi di pioggia con un tempo di ritorno (il numero di anni che in media separa il verificarsi di due eventi di intensità eguale o superiore a una assegnata) di cinque anni sono associati a un aumento dell’8% della mortalità per tutte le cause (RR 1,08; intervallo di confidenza (IC) al 95% da 1,05 a 1,11), del 5% della mortalità cardiovascolare (RR 1,05; IC al 95% da 1,02 a 1,08) e del 29% della mortalità respiratoria (RR 1,29; IC al 95% da 1,19 a 1,39) durante un periodo tra 0 e 14 giorni dopo l’evento.Gli eventi di pioggia con un periodo di ritorno di due anni sono stati associati solo a un aumento della mortalità respiratoria (1,14, da 1,05 a 1,23), mentre non sono state trovate associazioni significative per gli eventi con un periodo di ritorno di un anno.
Per lo studio, che ha raccolto dati tra il 1980 e il 2020, sono stati identificati un totale di 50.913 eventi di pioggia con un periodo di ritorno di un anno, 8.362 eventi con un periodo di ritorno di due anni e 3.301 eventi con un periodo di ritorno di cinque anni.
L’associazione tra meteorologia e salute ha radici profonde: in un articolo pubblicato originariamente nel 1924 su JAMA, gli autori scrivevavno di come i medici avessero riconosciuto che la luce solare aveva proprietà benefiche che aiutavano nel trattamento della tubercolosi e del rachitismo, basando questo collegamento sulla semplice osservazione (4). Oggi invece comprendiamo il ruolo della luce ultravioletta nella sintesi della vitamina D.
Dopo cento anni, tuttavia, rimangono ancora molte le sfide che impediscono la comprensione completa dell’associazione tra eventi pluviometrici ed esiti sanitari: due criticità indicate dai ricercatori sono la difficolta nel capire un rapporto di causalità tra l’intensità delle precipitazioni e gli outcome di salute, e la complessità nel definire gli eventi stessi.
Inoltre, gli autori hanno riconosciuto che la linea che divide i benefìci degli effetti piovosi da quelli negativi è molto sottile: sebbene le precipitazioni moderate possano mitigare il caldo estivo e contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico, che a sua volta potrebbe ridurre alcuni rischi ambientali per la salute, gli eventi di pioggia di alta intensità, bassa frequenza e breve durata possono avere un effetto particolarmente dannoso, in quanto possono provocare il sovraccarico delle infrastrutture, l’aumento della riproduzione di agenti patogeni e l’aumento del rischio associato a diversi tipi di inquinanti.
Secondo un editoriale uscito sul BMJ e firmato da John Ji della University of Washington e Tsinghua University, tra le caratteristiche inedite dello studio che meritano di essere evidenziate c’è il modello di intensità-durata-frequenza che He e colleghi hanno utilizzato per analizzare gli eventi pluviometrici, che ha offerto maggiori spunti rispetto alle tradizionali analisi a metrica singola (3).
Tra i risultati inaspettati, secondo gli autori, c’è stata la rilevazione che la copertura vegetale è un fattore più importante delle precipitazioni medie annue o della densità di popolazione per quanto riguarda gli effetti sulla salute durante gli eventi piovosi estremi: la vegetazione aiuta ad assorbire l’acqua piovana in eccesso, a stabilizzare il suolo e a ridurre il deflusso superficiale, riducendo così gli effetti dannosi delle inondazioni e la diffusione di malattie trasmesse dall’acqua.
Prima di concludere, alcuni limiti evidenziati dagli stessi autori: sebbene l’analisi abbia incluso diversi Paesi in tutti i continenti, le località analizzate erano principalmente situate in Asia orientale, Europa e Nord America, con un numero minore di località in America Latina e Africa. Questo ha limitato la rappresentatività globale dei rischi stimati e ha sottolineato la necessità di uno studio più granulare che si concentri sulle caratteristiche individuali o sui contesti clinici.
“Eppure le forze della disinformazione continuano ad attaccare la verità del cambiamento climatico e i suoi legami con la salute” ha scritto l’editor in chief del BMJ Kamran Abbasi in un contributo che accompagna l’articolo (2). “Le false narrazioni fioriscono sui social media, incontrollate e amplificate da algoritmi che prendono il controllo. L’intelligenza artificiale aggiunge una nuova dimensione alla diffusione di false informazioni. Ma possiamo reagire”.
Bibliografia
- He C, Breitner-Busch S, Huber V, et al. Rainfall events and daily mortality across 645 global locations: two stage time series analysis. BMJ2024; 387 :e080944.
- Abbasi K. Climate change: defeating misinformation with trusted knowledge. BMJ 2024; 387 :q2211.
- Ji J S. Rainfall events and adverse health outcomes. BMJ 2024; 387 :q2053.
- Medicine and Meteorology. JAMA 2024;331(17):1508.



