
All’ACR Convergence 2025, il meeting dell’American College of Rheumatology, la terapia con cellule CAR-T si conferma uno degli ambiti più promettenti per la medicina traslazionale, estendendo il proprio potenziale oltre l’oncoematologia fino alle malattie autoimmuni refrattarie. Dopo i risultati pionieristici ottenuti nel lupus eritematoso sistemico (SLE), nuovi studi suggeriscono che la riprogrammazione immunitaria indotta dai CAR-T possa rappresentare una strategia terapeutica capace di ristabilire la tolleranza immunologica anche in altre patologie come l’artrite reumatoide (AR).
Diversi studi hanno confermato l’efficacia e la sicurezza delle terapie CAR-T anti-CD19 o duali CD19/BCMA nel lupus refrattario. Gli studi cinesi CTA313 e GC012F mostrano che un singolo trattamento può indurre la scomparsa delle cellule B autoreattive, la normalizzazione dei livelli sierologici e la remissione clinica sostenuta in oltre l’80% dei pazienti trattati. In uno studio indipendente della Zhejiang University (Hangzhou, Cina), anche l’impiego di CAR-T allogeniche anti-CD19 ha portato alla remissione completa della malattia in pazienti con SLE refrattario, senza eventi avversi gravi legati all’immunogenicità o alla sindrome da rilascio di citochine. L’impiego di YTB323 ha evidenziato un reset del compartimento B, con ricostituzione di cellule naïve e assenza di autoanticorpi patogeni, suggerendo un ristabilimento fisiologico della tolleranza immunologica.
Nel campo dell’AR, i risultati preliminari dello studio COMPARE hanno mostrato che la terapia KYV-101 può indurre remissione clinica e miglioramento funzionale in pazienti con AR attiva e refrattaria. In parallelo, lo studio KITE-363 ha esplorato un approccio bispecifico anti-CD19/CD20, mirato a un’inibizione più completa del compartimento B autoreattivo, mentre il trial C-CAR168 ha esteso la strategia al targeting combinato CD20/BCMA in un gruppo più ampio di malattie autoimmuni refrattarie, con risultati incoraggianti in termini di remissione libera da farmaci.
Accanto alle CAR-T citotossiche, emergono le CAR-Treg, cellule T regolatorie ingegnerizzate che agiscono modulando l’infiammazione. Gli studi SBT777101 e CAR-Treg Sonoma Bio hanno mostrato profili di sicurezza favorevoli e segnali precoci di efficacia in pazienti con AR refrattaria. Queste terapie non puntano a cancellare le cellule B autoreattive, ma a riprogrammare il sistema immunitario per ristabilire la tolleranza, riducendo il rischio di immunosoppressione prolungata. Lo studio GNTI-350 ha confermato come le CAR-Treg possano promuovere un reset immunitario duraturo con un miglior profilo di sicurezza rispetto alle CAR-T convenzionali.
Accanto agli entusiasmi scientifici, si apre la riflessione sui costi e sull’equità di accesso. L’analisi sistemica condotta dai ricercatori della Davao Medical School Foundation (Hyderabad, India) e della University of Delaware (Newark, USA) sottolinea come l’elevato costo della produzione autologa e la necessità di centri altamente specializzati pongano sfide significative in termini di accessibilità globale, soprattutto nei paesi a medio e basso reddito.
I dati presentati rafforzano l’idea che la terapia CAR-T possa rappresentare un paradigma terapeutico trasversale, capace non solo di silenziare ma di resettare il sistema immunitario in diverse patologie autoimmuni, aprendo la strada a terapie potenzialmente “one-shot” per malattie croniche refrattarie.



