Messi, Cristiano Ronaldo e gli altri veterani del Mondiale: la longevità nel calcio

A cura di Luciano De Fiore By Giugno 22, 2026Luglio 2nd, 2026No Comments
News

Quando nel febbraio del 1965 Sir Stanley Matthews disputò la sua ultima partita di First Division con lo Stoke City, aveva appena compiuto 50 anni. Per decenni è stato il simbolo stesso della longevità calcistica e, fino al 2017, ha detenuto il record mondiale di carriera professionistica più lunga. Sessant’anni dopo, il Campionato del Mondo del 2026 riporta al centro dell’attenzione un fenomeno sempre più evidente: l’invecchiamento dei calciatori d’élite. Da Cristiano Ronaldo a Lionel Messi, da Guillermo Ochoa a Luca Modric, sono campioni che guidano la fila degli ultraquarantenni ancora protagonisti ai massimi livelli nel calcio contemporaneo: qualcosa sembra aver spostato sempre più avanti i limiti biologici della prestazione. 

In effetti, come fa notare un recente articolo pubblicato su MedPage Today, l’affollamento di giocatori in età avanzata non rappresenta soltanto una curiosità sportiva, ma offre una sorta di laboratorio naturale per lo studio dell’healthy aging. La longevità agonistica non dipende da un singolo fattore, bensì dall’interazione di genetica, allenamento, alimentazione, qualità del sonno, prevenzione degli infortuni, recupero e salute mentale. L’esempio di Matthews appare, in retrospettiva, quasi profetico. In un’epoca in cui la medicina sportiva era ancora rudimentale, il campione inglese seguiva una rigorosa disciplina personale: controllo del peso, dieta frugale, allenamenti quotidiani e assoluta moderazione nelle abitudini di vita. Molte delle sue intuizioni empiriche coincidono oggi con i principi della medicina della longevità. È famosa, per dire, l’attenzione maniacale di Cristiano Ronaldo per il proprio corpo e il surplus di allenamenti cui si sottopone.

Negli anni di Rivera, Rosato e Antognoni un calciatore di 35 anni era generalmente considerato alla fine naturale della carriera. Riva si ritirò quando non aveva ancora 32 anni. Oggi, grazie ai progressi della medicina dello sport, della nutrizione, della preparazione atletica e delle strategie di recupero, quella che allora era un’età di pensionamento coincide spesso con una seconda maturità agonistica. Nel calcio professionistico moderno, inoltre, l’uso di metodiche avanzate di monitoraggio, programmi individualizzati di recupero e una maggiore attenzione agli aspetti psicologici hanno contribuito a prolungare la carriera degli atleti ben oltre quanto ritenuto possibile solo pochi decenni fa.

Va detto anche che alcuni di questi campioni sono anche vere e proprie icone pubblicitarie delle più varie multinazionali, in Occidente come in Oriente: ritirarsi significa anche, nel medio termine, rinunciare a contratti miliardari. L’invecchiamento degli atleti, tuttavia, non equivale semplicemente a un rallentamento fisiologico, specie in alcuni sport. Numerosi studi mostrano come l’esercizio fisico regolare contrasti in generale la sarcopenia, migliori la funzione cardiovascolare, mantenga la sensibilità insulinica e contribuisca alla preservazione delle funzioni cognitive. Il che rende possibile che Lewis Hamilton, pilota della Ferrari, abbia appena vinto il Grand premio di Monaco di Formula 1 a 41 anni suonati. 

Naturalmente, i campioni del mondo non sono modelli direttamente trasferibili alla popolazione generale. Ma la loro esperienza suggerisce che l’età cronologica, da sola, è un indicatore sempre meno adeguato delle capacità funzionali. Più che inseguire l’eterna giovinezza, la sfida consiste nel preservare la cosiddetta “età biologica”, mantenendo nel tempo riserve funzionali sufficienti a garantire autonomia e qualità della vita. In questo senso, Sir Stanley Matthews può essere considerato non soltanto una delle più grandi ali destre della storia, ma anche un precursore inconsapevole della moderna medicina della longevità: un uomo che, molto prima che si parlasse di successful aging, aveva intuito che l’obiettivo non è aggiungere semplicemente anni alla vita, ma aggiungere buona vita agli anni.