
Uno studio pubblicato sulla rivista PlOS One ha evidenziato una crescente adozione della dichiarazione volontaria dei conflitti di interesse (COI) negli articoli indicizzati su PubMed (1). L’analisi, condotta su un ampio campione di pubblicazioni rilasciate dal 2016 al 2021, ha rivelato un aumento progressivo di questa pratica soprattutto nelle riviste di maggiore influenza. Tuttavia, nonostante il risultato incoraggiante, al fine di promuovere una maggiore trasparenza nella ricerca questa adozione appare ancora limitata.
Ogni anno, l’industria farmaceutica investe ingenti somme di denaro nella ricerca biomedica. In questo scenario, la diffusione della dichiarazione volontaria di COI diventa di fondamentale importanza per permettere ai lettori di valutare in maniera critica l’attendibilità dei risultati ottenuti e capire in che misura interessi personali o finanziari potrebbero aver influenzato la ricerca.
Dal 2017, la National Library of Medicine ha introdotto la possibilità di includere dichiarazioni formali di COI negli abstract degli articoli pubblicati su PubMed al fine di rendere più trasparente la presenza di potenziali conflitti di interesse. Questa opzione, rispetto alla menzione di conflitto di interesse inserita nel solo corpo di testo, rende più facile identificare potenziali bias e favorisce una valutazione più critica dei risultati scientifici.
Lo studio in questione, condotto da un gruppo di ricerca statunitense, ha valutato la frequenza di questa pratica nelle riviste e negli articoli indicizzati sulla piattaforma, prendendo in considerazione le pubblicazioni rese disponibili dal 2016 al 2021. Inoltre, sono stati selezionati casualmente articoli da ciascuna delle 40 riviste a maggior impatto pubblicati tra giugno 2021 e maggio 2022.
L’analisi ha rivelato che la percentuale di riviste con almeno un articolo con una dichiarazione formale di COI è aumentata dal 25,9% nel 2016 al 33,2% nel 2021. Questo trend è ancora più evidente a livello di singoli articoli, in cui la percentuale è quasi quintuplicata, passando dal 9% del 2016 al 43% nel 2021.
Allo stesso modo, anche le riviste di maggior impatto sembrano adottare con maggiore frequenza la dichiarazione esplicita di COI, con un aumento che va dall’84,6% al 100% nello stesso periodo. Tuttavia, spostando l’analisi a livello di articolo, è emerso che dei 3.888 articoli pubblicati dalle 40 riviste più influenti tra il 2021 e il 2022, il 30,2% presentava una menzione di conflitto di interesse all’interno del testo, ma di questi solo il 63,3% presentava una dichiarazione formale di COI pubblicata nell’abstract dell’articolo.
Lo studio ha messo in evidenza degli aspetti critici, come rivelato dagli stessi autori. In primo luogo, è stata osservata una disparità nella dichiarazione dei conflitti di interesse tra le diverse riviste scientifiche. Nella maggior parte delle riviste a minor impatto, la dichiarazione formale di COI non viene affatto adottata. Allo stesso tempo, le riviste più prestigiose hanno manifestato un uso incoerente di questa pratica: riviste del calibro di Science e Nature Materials, ad esempio, non avrebbero mai pubblicato dichiarazioni formali di conflitti di interesse negli abstract degli articoli campione selezionati casualmente.
Nonostante si stia assistendo a un crescente riconoscimento dell’importanza di dichiarare i conflitti i interesse, dunque, è evidente ci sia ancora margine di miglioramento. Secondo la National Library of Medicine l’imposizione di un obbligo formale può limitare la pubblicazione di alcuni articoli; tuttavia, secondo gli autori dello studio, è fondamentale continuare a sensibilizzare le riviste sull’importanza e l’uso coerente di questa pratica. Esplicitare in maniera chiara e formale l’esistenza di conflitti di interesse è di primaria importanza per garantire la trasparenza della ricerca e permettere una maggiore attenzione critica su quanto pubblicato.
Bibliografia
1. Rogus S, Ross JS, Lurie P. Adoption of the voluntary conflict of interest statement on PubMed. PLoS ONE 19(10): e0308782.



