È ora di includere la valutazione dell’impatto ambientale negli studi clinici

A cura di Fortunato Malta By Gennaio 7, 2025No Comments
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La crisi climatica in corso impone una rivalutazione in ogni settore, compresa la ricerca clinica. L’impatto ambientale delle procedure mediche è però un aspetto spesso trascurato e l’integrazione della valutazione di quest’ultimo negli studi rimane ancora una pratica poco diffusa. Procedere in questo senso permetterebbe invece di sviluppare pratiche mediche più sostenibili e informare le decisioni politiche in materia di salute e ambiente.

Le attività sanitarie contribuiscono in modo significativo alle emissioni globali dei gas a effetto serra, rappresentando oltre il 4% del totale di quelle totali. Se l’assistenza sanitaria fosse un Paese sarebbe il quinto più grande emettitore mondiale. In virtù di ciò, la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha sottolineato l’urgenza di trasformare i sistemi sanitari in modelli più sostenibili e a basse emissioni.

Ad oggi, tuttavia, la valutazione dell’impatto ambientale è ancora assente nella maggior parte degli studi clinici randomizzati (RCT). Procedendo in questa direzione, alcuni gruppi di ricerca internazionali hanno però iniziato a integrare considerazioni di questo tipo nella progettazione dei loro RCT.

Un recente studio, ad esempio, ha valutato la possibilità di riutilizzare i set di infusione per l’anestesia al fine di ridurre l’impatto ambientale legato allo smaltimento di materiale monouso. In termini di efficacia i risultati hanno mostrato che, nonostante le preoccupazioni iniziali, il livello di contaminazione associato a questa pratica era trascurabile. Allo stesso tempo, il riutilizzo dei set di infusione ha portato a una significativa riduzione delle emissioni di CO2, pari a circa il 69% per quanto riguarda l’utilizzo di plastiche sintetiche e il 49% per quanto riguarda il consumo di farmaci (1).

Lo studio ha utilizzato l’analisi del ciclo di vita (LCA) per quantificare l’impronta di carbonio, un modello standardizzato a livello internazionale utile a stimare l’impatto ecologico di un prodotto dall’estrazione delle materie prime necessarie per produrlo fino al suo smaltimento. Oltre all’emissione di CO2, la LCA tiene conto di un’ampia gamma di effetti ambientali, come lo sfruttamento del suolo, il consumo di acqua, la perdita di biodiversità e gli effetti sulla salute umana.

L’aspetto rilevante, tuttavia, è che l’inclusione dell’impronta ecologica come endpoint secondario negli RCT non comporta un onere aggiuntivo significativo in termini di raccolta dati. Gran parte dei dati necessari per questa stima, infatti, sono già raccolti nell’ambito degli RCT in quanto rilevanti per la valutazione dell’efficacia clinica e per le analisi costi-benefici.

L’integrazione di questi dati è cruciale per una valutazione completa dell’impatto ambientale dei trattamenti sanitari in quanto può fornire alle agenzie regolatorie elementi oggettivi per promuovere l’adozione di soluzioni più sostenibili. Un esempio in questo senso riguarda l’abolizione del desflurano da parte di molte strutture ospedaliere. È stato infatti dimostrato che questo gas anestetico presenta un profilo di efficacia clinica simile al sevoflurano per quanto riguarda gli endpoint primari di profondità e durata dell’anestesia. Tuttavia, quando si considera l’impronta di carbonio emergono differenze significative in quanto il desflurano presenta un impatto potenziale di riscaldamento globale circa 20 volte superiore al sevoflurano, rendendo quest’ultimo sicuramente preferibile (2).

L’integrazione sistematica di risultati ambientali negli RCT rimane comunque una sfida. Mentre le linee guida CONSORT e SPIRIT offrono un solido fondamento per la conduzione degli RCT, attualmente non esiste una guida per la valutazione dell’impatto ambientale negli studi clinici. A tal proposito, un gruppo di ricercatori ha istituito l’Implementing Climate and Environmental Outcomes in Trials Group (ICE-GROUP), che mira a colmare questa lacuna sviluppando linee guida specifiche, come le estensioni CONSORT-ICE e SPIRIT-ICE (3).

Tuttavia, l’implementazione diffusa di queste nuove linee guida richiederà un impegno congiunto da parte dei ricercatori, delle istituzioni e delle agenzie regolatorie e rimarrà comunque fondamentale investire nella formazione e nella sensibilizzazione dei ricercatori sull’importanza dell’analisi dell’impronta di carbonio e, in generale, sulla metodologia LCA.

Bibliografia

1. Karlsson SL, Edman-Wallér J, Gudmundsson MV, et al. Bacterial contamination and greenhouse gas emissions. Eur J Anaesthesiol 2024; 41(12):910-920.
2. Sherman J, Le C, Lamers V, Eckelman M. Life cycle greenhouse gas emissions of anesthetic drugs. Anest Analg 2012; 114(5):1086-1090.
3. Petersen JJ, Hemberg L, Thabane L, et al. Integrating environmental outcomes in randomised clinical trials: a call to action. Lancet 2024; Published online December 2024.