
La terza giornata del Congresso EADV 2025 ha posto al centro la pratica clinica quotidiana, le prospettive emergenti in immunoterapia, il ruolo della dermoscopia e un messaggio di unità per la comunità dermatologica internazionale.
I lavori si sono aperti con l’intervento di Michel Gilliet dell’University Hospital Lausanne (Losanna, Svizzera), che ha ripercorso la rivoluzione della profilazione molecolare in dermatologia. La possibilità di mappare i principali pathway immunitari (Th1, Th2, Th17, IFN-I) permette oggi non solo di migliorare la diagnosi, ma anche di distinguere condizioni simili, prevedere risposte terapeutiche e comprendere i meccanismi di resistenza. A seguire, Jo Lambert della Ghent University, (Gent, Belgio) ha presentato i vantaggi del dosing personalizzato dei farmaci biologici: attraverso modelli PK/PD e strumenti predittivi è possibile superare l’approccio “one size fits all”, migliorando efficacia e sostenibilità dei trattamenti. L’attenzione al lavoro in équipe è stata invece al centro della relazione di Kåre Steinar Tviet della University of Bergen (Bergen, Norvegia), che ha illustrato come il modello di team medicine, ispirato al settore dell’aviazione, migliori sicurezza, riduca burnout e favorisca risultati clinici migliori. In chiusura di sessione, Hélène Aubert Wastiaux del Nantes University Hospital (Nantes, Francia) ha posto l’accento sulla decisione condivisa tra medico e paziente, fondamentale nelle patologie come psoriasi e dermatite atopica: un processo strutturato che riduce i rimpianti decisionali e rafforza l’alleanza terapeutica.
Il programma è proseguito con gli “hot topics” selezionati dal Presidente EADV. Seemal Desai della University of Texas Southwestern (Dallas, USA) ha lanciato un appello all’unità della dermatologia a livello globale, indispensabile per affrontare sfide comuni come il carcinoma cutaneo, le disuguaglianze di accesso e la disinformazione. In ambito terapeutico, Marc Scherlinger della Université de Strasbourg (Strasburgo, Francia) ha illustrato i progressi delle terapie CAR-T nelle malattie autoimmuni sistemiche, capaci di ottenere deplezioni linfocitarie profonde e remissioni durature, nonostante i costi e la complessità. Masayuki Amagai della Keio University (Tokyo, Giappone) ha invece presentato dati innovativi sulle cellule T regolatorie indotte (iTregs), capaci di sopprimere risposte autoimmuni specifiche in modelli di pemfigo volgare: un passo importante verso terapie antigen-specifiche e di precisione.
Ampio spazio infine alla dermoscopia: Giuseppe Argenziano dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” (Napoli, Italia) ha ricordato che spesso un solo criterio dermoscopico atipico è sufficiente per indicare una biopsia in sospetto melanoma. Bengü Nisa Akay della Ankara University (Ankara, Turchia) ha affrontato le lesioni spitzoidi, patologie controverse che richiedono spesso il supporto di sequenziamento di nuova generazione per una diagnosi accurata, raccomandando l’escissione delle forme asimmetriche o post-puberali. Jilliana Monnier della Université Aix-Marseille (Marsiglia, Francia) ha discusso le sfide diagnostiche del lentigo maligna, sottolineando il contributo di nuove tecniche di imaging ad alta risoluzione e sistemi di intelligenza artificiale per migliorare accuratezza e margini di escissione. In chiusura, Monika Arenbergerova della Charles University (Praga, Repubblica Ceca) ha portato l’attenzione sulle lesioni pigmentate delle mucose orale e genitale, spesso trascurate ma clinicamente rilevanti: criteri dermoscopici specifici e biopsia precoce restano fondamentali, mentre combinazioni immunoterapiche offrono nuove prospettive di sopravvivenza nei melanomi mucosali.



