
La seconda giornata del Congresso EADV 2025 ha messo al centro dell’attenzione i disturbi dei capelli, la dermatite atopica, le malattie bollose e le patologie ungueali.
Il tema dei disturbi dei capelli ha aperto la giornata con l’intervento di Luis Sanchez dell’Universidad de Guadalajara (Guadalajara, Messico), che ha discusso l’alopecia androgenetica, condizione che può comparire tanto nei bambini quanto negli adulti e che richiede un trattamento precoce e combinato. Minoxidil e finasteride restano i cardini terapeutici, ma nuove opzioni – dalla terapia con plasma ricco di piastrine ai laser di ultima generazione fino al trapianto – stanno ampliando lo scenario. Subito dopo, David Saceda Corralo dell’Hospital Universitario Ramón y Cajal, (Madrid, Spagna) ha affrontato l’alopecia areata, malattia autoimmune sistemica che colpisce circa il 2% della popolazione, ricordando come gli JAK inibitori abbiano rivoluzionato il trattamento delle forme severe e croniche, a condizione che vengano avviati senza ritardi.
Sempre in tema di alopecie cicatriziali, Jerry Shapiro del NYU Langone Health (New York, USA) ha presentato i progressi nella gestione di lichen planopilaris e alopecia frontale fibrosante, due condizioni spesso invalidanti. Terapie sistemiche mirate, laser e approcci combinati stanno mostrando risultati promettenti, mentre attenzione particolare è stata posta all’importanza di evitare procedure estetiche invasive, come trapianti o lifting del sopracciglio, che possono peggiorare il quadro clinico. Awatef Kelati della Université Mohammed VI (Casablanca, Marocco) ha infine illustrato la sfida rappresentata da follicolite decalvante e cellulite disseccante, sottolineando l’importanza di una diagnosi precoce e di trattamenti combinati per migliorare la qualità di vita ed evitare recidive.
Il focus si è poi spostato sulla dermatite atopica (AD). Emma Guttman-Yassky della Icahn School of Medicine at Mount Sinai (New York, USA) ha descritto il passaggio epocale dagli immunosoppressori aspecifici alle terapie mirate contro l’infiammazione di tipo 2, ricordando i progressi ottenuti con il blocco di IL-4/IL-13 e le prospettive di nuove molecole come quelle dirette contro IL-31 o l’asse OX40–OX40L. Matthias Schmuth della Medical University of Innsbruck (Innsbruck, Austria) ha ampliato la visione ricordando il ruolo dei fattori ambientali e degli allergeni, che attraverso meccanismi neuroimmuni contribuiscono ai flare della malattia: un invito a rafforzare l’educazione dei pazienti e la prevenzione. Il concetto di super-responder, illustrato da Eric Simpson della Oregon Health & Science University (Portland, USA), ha aperto invece a nuove strategie di riduzione posologica o sospensione della terapia nei pazienti con remissione stabile, alimentando la prospettiva di una vera modificazione della malattia. Thomas Bieber del Swiss Institute of Allergy and Asthma Research (Davos, Svizzera) ha infine richiamato l’attenzione sui casi difficili e apparentemente resistenti, sottolineando l’importanza di un approccio personalizzato che includa riconsiderazione diagnostica, monitoraggio attento e decisioni condivise.
La sessione sulle malattie bollose ha ricordato quanto variegato possa essere questo gruppo di patologie. Agnieszka Żebrowska del Medical University of Białystok (Białystok, Polonia) ha parlato della dermatite erpetiforme, chiaro esempio di connessione intestino–cute, trattabile con dieta priva di glutine e nuove prospettive di terapie biologiche. Emiliano Antiga dell’Università degli Studi di Firenze (Firenza,Italia) ha illustrato come le bolle possano derivare anche da cause non autoimmuni – infettive, metaboliche, traumatiche o farmacologiche – richiamando i clinici alla prudenza diagnostica. Barbara Horváth della University Medical Center Groningen (Groningen, Paesi Bassi) ha descritto l’epidermolisi bollosa acquisita, malattia autoimmune rara che oggi si affronta con approcci stepwise fino ai biologici, mentre Carmen Sălăvăstru della Carol Davila University of Medicine and Pharmacy (Bucarest, Romania) ha posto il focus pediatrico, ribadendo l’importanza di distinguere le forme benigne da quelle potenzialmente letali e fornendo un algoritmo pratico per il triage diagnostico.
La giornata si è chiusa con le patologie ungueali. Matilde Iorizzo del Dermatology Centre (Lugano, Svizzera) ha messo in luce l’importanza spesso sottovalutata della psoriasi ungueale, non solo frequente ma anche predittiva di artrite psoriasica. Diagnosi tempestiva e persistenza terapeutica sono fondamentali, mentre nuovi composti topici e agenti mirati anti-IL-17/23 stanno arricchendo l’armamentario. Tomer Goldsmith del Tel Aviv Sourasky Medical Center (Tel Aviv, Israele) ha illustrato i cambiamenti ungueali indotti da farmaci, veri e propri campanelli d’allarme che possono precedere reazioni sistemiche, e Bertrand Richert della Université Libre de Bruxelles (Bruxelles, Belgio) ha ricordato come il lichen planus ungueale rappresenti una vera “emergenza ungueale”, richiedendo diagnosi precoce e trattamenti aggressivi per prevenire cicatrici irreversibili. Lourdes Navarro Campoamor dell’Hospital Infantil Universitario Niño Jesús (Madrid, Spagna) ha infine offerto uno sguardo pediatrico, evidenziando l’importanza della sorveglianza e della gestione familiare nelle onicomicosi e la necessità di un approccio cauto nelle melanonychie infantili.
Il filo conduttore della seconda giornata è stato chiaro: diagnosi precoce, trattamenti personalizzati e approcci multidisciplinari sono le chiavi per affrontare efficacemente condizioni eterogenee e spesso invalidanti, dai disturbi dei capelli alle unghie, passando per dermatite atopica e malattie bollose.



