I possibili effetti a lungo termine dell’obesità infantile su lavoro e istruzione

Redazione By Maggio 14, 2025No Comments
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L’obesità infantile può avere conseguenze significative sul futuro lavorativo e sull’istruzione di chi ne soffre. È quanto suggerisce uno studio svedese presentato alla 32° edizione dell’European Congress on Obesity (ECO 2025), a Malaga dall’11 al 14 maggio, che ha evidenziato come i giovani adulti che hanno vissuto con obesità in età pediatrica siano meno frequentemente occupati o impegnati in percorsi di studio rispetto ai coetanei, oltre a presentare una maggiore incidenza di congedi per malattie di lungo termine.

Emilia Hagman, Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) e autrice dello studio, ha utilizzato i dati dello Swedish Childhood Obesity Treatment Register e di altri registri nazionali per analizzare gli esiti occupazionali di 3.514 persone che hanno convissuto con l’obesità durante l’infanzia con quelli di 16.809 individui della popolazione generale, tutti nati tra il 1978 e il 1996 e confrontati per sesso, anno di nascita e area geografica di residenza.

“I tassi di obesità infantile sono più elevati negli individui provenienti da contesti socio-economici svantaggiati rispetto a quelli di fascia più alta” ha spiegato Hagman, chiarendo come le ragioni siano complesse ma che tra queste potrebbe rientrare la limitata possibilità di permettersi alimenti sani. “Abbiamo precedentemente dimostrato che i bambini obesi hanno meno probabilità di completare dodici anni di scuola rispetto alla popolazione generale. Questo ci ha portato a chiederci in che misura ciò influisca sui successivi risultati nel mercato del lavoro” (1).

I partecipanti sono stati suddivisi in sei gruppi: lavoratori, low-paid (che guadagnava meno del gruppo “lavoratori”), studenti, in congedo parentale, in congedo per malattia (che ricevevano sussidi per malattia di lunga durata, pensionamento anticipato o invalidità) o con assistenza sociale/altro (che includeva i disoccupati). A 25 anni, solo il 59% dei giovani che avevano vissuto con obesità erano impegnati nello studio o nel lavoro, contro il 68% del gruppo di controllo. Una delle differenze più marcate riguardava anche il congedo per malattia: l’8,1% del gruppo obesità era in congedo a lungo termine per motivi di salute, rispetto al 2,3% nel gruppo di controllo. Anche il grado di obesità in età pediatrica si è dimostrato un fattore discriminante: chi aveva obesità di classe 3 ha mostrato un rischio quasi triplo di essere in congedo per malattia o tra i beneficiari di sussidi sociali rispetto alle persone con obesità di classe 1.

“Inizialmente ci aspettavamo che coloro che avevano sofferto di obesità durante l’infanzia sarebbero stati sovrarappresentati nel gruppo a basso reddito. Invece, abbiamo scoperto che il congedo per malattia di lunga durata è un fattore importante che contribuisce alla perdita di lavoro” ha affermato Hagman, ricordando che i disturbi psichiatrici, come la depressione, sono più comuni tra gli individui che convivono con l’obesità e l’importanza di una sensibilizzazione sulle conseguenze a lungo termine di questa condizione sia per la salute generale che per la qualità della vita. “Sappiamo che una buona risposta ai trattamenti riduce il rischio a lungo termine di diverse patologie correlate come il diabete di tipo 2, l’ipertensione e persino la mortalità prematura. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se i trattamenti dell’obesità possano migliorare anche le prospettive di istruzione e di lavoro dei bambini man mano che crescono”.

Bibliografia

1. Lindberg L, Persson M, Danielsson P, et al. Obesity in childhood, socioeconomic status, and completion of 12 or more school years: a prospective cohort study.