
Gli interventi sullo stile di vita avviati durante la gravidanza sono associati a una riduzione significativa del rischio di diabete gestazionale, con un effetto particolarmente evidente per i programmi basati sull’attività fisica (1). È quanto emerge da una meta-analisi coordinata da John Allotey della University of Liverpool (Liverpool, Regno Unito), e pubblicata di recente sul BMJ. L’analisi ha valutato l’efficacia di interventi comportamentali in oltre 35.000 donne in gravidanza (sovrappeso, obese o con qualsiasi BMI, a seconda dello studio preso in esame) arruolate in 104 trial randomizzati.
Il diabete gestazionale, caratterizzato da intolleranza al glucosio diagnosticata per la prima volta durante la gravidanza, colpisce il 7-38% delle gravidanze in tutto il mondo e può comportare rischi significativi per la madre e il bambino durante la gravidanza (parto prematuro, preeclampsia, traumi alla nascita) e a lungo termine, dopo la nascita (obesità, diabete di tipo 2 e complicanze cardiovascolari per la madre e per il bambino) (2,3). A livello globale, i tassi di diabete gestazionale sono in aumento a causa della sedentarietà, della cattiva alimentazione e della crescente obesità. Secondo le ricercatrici e i ricercatori, interventi sullo stile di vita come l’attività fisica e le modifiche alimentari – già efficaci nella prevenzione del diabete di tipo 2 – hanno il potenziale per essere efficaci anche per quanto riguarda il diabete gestazionale.
Nello studio, gli autori e le autrici hanno analizzato 104 trial, integrando dati individuali delle partecipanti (IPD, individual participant data) (24.391 donne da 54 trial) con dati aggregati dai rimanenti trial, per un totale di 35.993 donne. I ricercatori e le ricercatrici coinvolte hanno valutato interventi basati prevalentemente sull’attività fisica, sulla dieta o su approcci combinati. Gli outcome primari erano il diabete gestazionale definito in base a qualsiasi criterio e ai criteri del Regno Unito NICE (National Institute for Health and Care Excellence).
Gli interventi complessivi sullo stile di vita hanno portato a una riduzione del 10% delle probabilità di diabete gestazionale (odds ratio 0,90, IC al 95% da 0,80 a 1,02, τ²=0,04) con una riduzione del rischio assoluto dell’1,3% (IC al 95% da −0,3% a 2,6%), equivalente a 13 donne in meno con diabete gestazionale ogni 1000 nei trial IPD. L’aggiunta dei dati aggregati (non IPD) ha portato a una maggiore riduzione delle probabilità di diabete gestazionale (odds ratio 0,80, IC al 95% da 0,73 a 0,88, τ²=0,07), riduzione del rischio assoluto del 2,6% (IC al 95% da 1,6% a 3,6%) equivalente a 26 donne in meno ogni 1000.
Un aspetto rilevante ha riguardato l’equità degli interventi. I benefici sono risultati generalmente indipendenti dal BMI e dall’etnia, suggerendo che le strategie di prevenzione possono essere applicate in modo trasversale. Tuttavia, l’effetto preventivo è apparso meno marcato nelle gestanti con livello di istruzione più basso, indicando la presenza di un potenziale gradiente socioeconomico nell’efficacia degli interventi.
Secondo Allotey, colleghi e colleghe, questi risultati supportano l’integrazione strutturata degli interventi sullo stile di vita nella pratica clinica prenatale di routine. In particolare, la promozione dell’attività fisica in gravidanza, anche attraverso programmi di gruppo, potrebbe rappresentare una strategia sostenibile per ridurre l’incidenza del diabete gestazionale e le sue conseguenze a lungo termine.
Bibliografia
1. Allotey J, Coomar D, Ensor J, et al. Effects of lifestyle interventions in pregnancy on gestational diabetes: individual participant data and network meta-analysis. BMJ 2026;392:e084159. Doi: 10.1136/bmj-2025-084159
2. Diabetes Atlas IDF. Prevalence of gestational diabetes mellitus (GDM), 2021.



