
La rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha ufficializzato la ritrattazione di uno studio coordinato da Mariano Barbacid del Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO di Madrid, Spagna), riguardante una nuova strategia terapeutica per l’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC).
La decisione editoriale, che ha innescato un ampio dibattito sulla trasparenza finanziaria e la comunicazione della scienza, è stata determinata dalla mancata dichiarazione di un conflitto di interessi significativo al momento della sottomissione del manoscritto. I curatori di PNAS hanno ritirato l’articolo perché Barbacid, in quanto autore contributore e membro della National Academy of Sciences, e due coautrici, Vasiliki Liaki e Carmen Guerra, detengono interessi finanziari nell’azienda Vega Oncotargets. Infatti, la policy editoriale della rivista stabilisce esplicitamente che i membri con un interesse finanziario che possa influenzare significativamente la loro obiettività devono inviare il lavoro come “Direct Submission” anziché sfruttare la corsia preferenziale riservata ai membri dell’Accademia.
Il PDAC rappresenta attualmente una delle neoplasie più aggressive, con una sopravvivenza a cinque anni estremamente ridotta. In ambito epidemiologico, costituisce la terza causa principale di morte per tumore nelle donne e la quarta negli uomini, con un’incidenza in costante aumento (circa l’1% annuo). Come evidenziato nell’abstract del lavoro, l’impiego di inibitori di RAS(ON) – quali daraxonrasib (RMC-6236) – ha inizialmente mostrato miglioramenti nella sopravvivenza, tuttavia la rapida insorgenza di resistenze tumorali ha limitato drasticamente il beneficio terapeutico a lungo termine.
Per il personale di ricerca coinvolto, la rilevanza dello studio risiedeva nell’efficacia e nella sicurezza di una tripla combinazione farmacologica contro la proteina KRAS. Questa combinazione prevedeva l’uso di daraxonrasib associato ad afatinib – inibitore irreversibile e selettivo dei recettori della famiglia ErbB implicati nella stimolazione della crescita cellulare – e SD36, un PROTAC selettivo di STAT3. L’obiettivo di tale protocollo era indurre una regressione profonda della massa neoplastica, prevenendo simultaneamente i meccanismi di fuga molecolare. La ricerca di regimi capaci di garantire risposte durature rimane, infatti, una delle principali sfide per la componente medica impegnata nel trattamento di questa patologia.
Entrando nel merito dei risultati pre-ritrattazione, lo studio descriveva un successo rilevante nell’indurre la regressione completa dei tumori in modelli murini. La combinazione dei tre agenti avrebbe permesso non solo di eliminare le masse esistenti, ma anche di contrastare l’insorgenza di farmacoresistenza, fenomeno quasi costante nelle terapie target. I dati indicavano che la tripla inibizione risultava più efficace rispetto alle monoterapie o alle combinazioni doppie, mostrando una significatività statistica robusta nel prolungamento della sopravvivenza della popolazione sperimentale. Gli autori e le autrici sottolineavano inoltre una tossicità sistemica contenuta, suggerendo un profilo di sicurezza potenzialmente favorevole, sebbene il dato fosse circoscritto esclusivamente alla fase pre-clinica.
Enrico Bucci, nel suo articolo per Il Foglio, ha ricostruito alcuni momenti che hanno preceduto la ritrattazione. Le prospettive di traslazione clinica sono state oggetto di una disamina critica da parte di Roberto Burioni, che ha messo in luce tre ostacoli fondamentali: i dosaggi impiegati nei topi risultano circa cinque volte superiori a quelli autorizzati per l’essere umano nei trial clinici; un farmaco non è ancora pronto per l’uso clinico; infine, l’inibizione della proteina STAT3, essenziale per numerose funzioni fisiologiche, solleva serie preoccupazioni sulla tollerabilità di un trattamento sistemico e prolungato nella persona assistita.
A completare il quadro delle criticità, sono emerse segnalazioni indipendenti sulla piattaforma PubPeer riguardanti la gestione dei dati iconografici. Le analisi hanno identificato anomalie strutturali nelle figure, con sospette duplicazioni o sovrapposizioni parziali di immagini che minano la trasparenza della documentazione. Secondo quanto rivelato dal quotidiano spagnolo El País, la rivista PNAS ha formalmente subordinato l’eventuale rinvio di una seconda versione alla risoluzione definitiva di tali incongruenze, oltre oltre a chiarire i conflitti di interesse e citare lo studio ritirato.
Un altro problema è legato alla comunicazione: i media (italiani e stranieri) hanno amplificato tutti i passaggi, dal trionfo della scoperta alla raccolta fondi pubblica, mentre la recente ritrattazione ha ricevuto poca attenzione. Questo caso dovrebbe rimanere un monito sulla necessità di separare rigorosamente l’entusiasmo per i risultati scientifici dagli interessi economici e dalle strategie di raccolta fondi, garantendo la massima integrità verso la comunità medica e i pazienti.



