
L’interruzione dei trattamenti farmacologici per l’obesità determina un rapido ritorno ai valori ponderali e metabolici di partenza, data la natura di patologia cronica e recidivante di questa condizione (1). È quanto emerge da una revisione sistematica con metanalisi coordinata da Sam West della Oxford University e pubblicata sul BMJ.
Negli ultimi anni, il contesto epidemiologico e clinico dell’obesità ha assunto proporzioni critiche, con una prevalenza che ha raggiunto il 40,3% negli Stati Uniti e il 26,2% nel Regno Unito. Si è osservata una rapida diffusione dei nuovi farmaci, ma la realtà clinica è complessa: i ricercatori e le ricercatrici hanno riscontrato un alto tasso di interruzione precoce della terapia, spesso dovuto a problemi di tollerabilità, costi elevati o limiti nelle prescrizioni rimborsabili (3).
È opionione comune che i nuovi farmaci tra cui semaglutide (agonista del recettore del GLP-1), e tirzepatide (doppio agonista del recettore del GLP-1 e del recettore GIP) saranno destinati a rivoluzionare la gestione clinica dell’obesità: i trial documentano cali ponderali del 15-20% rispetto al baseline, associati a benefici a breve termine su fibrosi epatica, funzionalità renale e apnee notturne, oltre a una ridotta incidenza di eventi cardiovascolari (4,5). Tutti i miglioramenti sono proporzionali all’entità della perdita di peso. Osservazioni real world hanno stimato che il 50% delle persone con obesità interrompano l’assunzione di agonisti del GLP-1 entro 12 mesi dall’inizio del trattamento: sarà importante caratterizzare cosa succede al peso corporeo e agli altri benefici garantiti dai farmaci dopo la cessazione del trattamento.
L’analisi di West, colleghi e colleghe ha evidenziato come, nonostante l’efficacia iniziale dei nuovi farmaci nel ridurre il peso corporeo, la cessazione della terapia vanifichi i risultati ottenuti in un arco temporale inferiore ai due anni. Data la natura cronica dell’obesità, il recupero di peso dopo l’interruzione dei GLP-1 era ben noto a specialisti e specialiste anche prima di questa analisi. La differenza nei benefici per la salute cardiovascolare tra gli interventi comportamentali per la riduzione ponderale (behavioural weight management programmes, BWMP) e quella indotta dai farmaci è però un’informazione poco nota.
Nella revisione sistematica sono stati inclusi 37 studi, per un totale di 9.341 partecipanti adulti. La ricerca ha analizzato trial clinici randomizzati e studi osservazionali pubblicati fino a febbraio 2025, prendendo in esame il trattamento con semaglutide (n=8), tirzepatide (n=7), liraglutide (n=12), cagrilintide (n=5), orlistat (n=7), fentermina (n=2), fenfluramina (n=7), dexfenfluramina (n=3), rimonabant (n=3), sibutramina (n=5), dietilpriopione cloridrato (n=1), lorcaserin (n=3) e topiramato (n=1), un trattamento medio di 39 settimane e un follow-up post-sospensione di 32 settimane.
La perdita di peso media nei gruppi trattati, durante la fase attiva di dimagrimento, è stata di 8,3 kg (95% CI 7,2-9,5) rispetto ai 3,2 kg (2,5-3,9) dei gruppi di controllo. Dall’analisi dei dati derivanti dalla metanalisi è seguito che, dopo la sospensione dei farmaci, il recupero ponderale avviene con una velocità media di 0,4 kg al mese. Le proiezioni statistiche hanno indicato che il ritorno al peso corporeo basale si verifica mediamente entro 1,7 anni dal termine dell’assunzione, un intervallo che si riduce ulteriormente a circa un anno e mezzo per i pazienti trattati con semaglutide e tirzepatide. Riguardo la gestione del rischio cardiovascolare, l’intervallo è più breve: i miglioramenti ottenuti su emoglobina glicata (HbA1c), glicemia a digiuno, assetto lipidico (colesterolo totale e trigliceridi) e pressione arteriosa sistolica e diastolica tendono a scomparire completamente entro 1,4 anni dalla cessazione.
L’editoriale di accompagnamento allo studio, firmato da Qi Sun (Harvard Medical School) ha sottolineato che gli agonisti del recettore GLP-1 non devono essere considerati una cura miracolosa per il trattamento dell’obesità (2). Sebbene una perdita di peso considerevole, anche se temporanea, possa comunque apportare alcuni benefici alla salute delle persone obese, chi utilizza questi trattamenti deve essere consapevole dell’elevato tasso di interruzione del trattamento e delle conseguenze della sospensione dei farmaci. Una dieta sana e uno stile di vita corretto dovrebbero rimanere alla base del trattamento e della gestione dell’obesità. Tali pratiche non solo aiutano a prevenire l’aumento di peso in eccesso, ma possono anche portare a numerosi benefici per la salute che vanno oltre il controllo del peso. Dovrebbero essere messe in atto misure di salute pubblica efficaci, come la tassazione delle bevande zuccherate, l’etichettatura chiara degli alimenti e i sussidi per la frutta e la verdura fresca, al fine di facilitare l’adesione e il miglioramento della qualità della dieta.
Bibliografia
1. West S, Scragg J, Aveyard P, et al. Weight regain after cessation of medication for weight management: systematic review and meta-analysis. BMJ 2026;392:e085304.
2. Sun Q, et al. Weight regain after cessation of GLP-1 drugs. BMJ 2026;392:r2586.
3. West S, Koutoukidis DA, Jebb SA. Weight loss drugs are effective, but can healthcare systems afford them? BMJ 2026;392:s24.
4. Drucker DJ. Expanding applications of therapies based on GLP1. Nat Rev Endocrinol 2024;21:1-2.pmid:39572785
5. Lincoff AM, Brown-Frandsen K, Colhoun HM, et al. SELECT Trial Investigators. Semaglutide and cardiovascular outcomes in obesity without diabetes. N Engl J Med 2023;389:2221-32. Doi:10.1056/NEJMoa2307563



