Il prurito associato a malattia renale cronica (CKD-aP, chronic kidney disease-associated pruritus) rappresenta una manifestazione clinica molto frequente nei pazienti con insufficienza renale avanzata, in particolare in quelli in trattamento emodialitico. Le più recenti stime del DOPPS (Dialysis Outcomes and Practice Patterns Study) mostrano come circa un terzo dei pazienti in dialisi presenti un prurito di intensità moderata-severa, un sintomo spesso sottostimato ma capace di compromettere in modo significativo la qualità di vita. Il disturbo si manifesta in forma diffusa, con localizzazione prevalente al tronco, al volto e alle estremità, e tende a intensificarsi durante o dopo la seduta dialitica, oltre che nelle ore notturne.
Il caso clinico presentato da Francesco Iacono (ARNAS Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli) illustra un percorso diagnostico-terapeutico che parte dall’ottimizzazione della terapia emodialitica e dal controllo del metabolismo calcio-fosforo-PTH. Secondo Iacono, è cruciale escludere altre cause dermatologiche, poiché questo tipo di prurito insorge senza patologie cutanee sottostanti. Una volta confermata la diagnosi, l’avvio di una terapia mirata rappresenta il passaggio decisivo per ottenere un miglioramento dei sintomi e restituire al paziente una migliore qualità di vita. In questo contesto, la disponibilità di trattamenti specifici come difelikefalin offre nuove opportunità per gestire in modo più efficace una condizione spesso trascurata ma altamente invalidante.



