Le statine potrebbero ridurre il rischio di carcinoma epatocellulare

A cura di Fabio Ambrosino By Marzo 18, 2025No Comments
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L’uso delle statine potrebbe ridurre il rischio di carcinoma epatocellulare e la progressione della fibrosi epatica nei pazienti con malattia epatica cronica.

Un nuovo studio pubblicato su JAMA Internal Medicine e condotto da Jonggi Choi e colleghi dell’Harvard Medical School di Boston ha analizzato l’associazione tra il consumo di statine e la progressione della fibrosi epatica, nonché l’incidenza di carcinoma epatocellulare e la scompensazione epatica in una vasta coorte di pazienti con malattia epatica cronica (1).

Obiettivi e metodologia dello studio

La ricerca ha incluso dati di oltre 16.500 pazienti con malattia epatica cronica, di età pari o superiore ai 40 anni, registrati tra il 2000 e il 2023. I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi: utilizzatori e non utilizzatori di statine. Il parametro chiave utilizzato per valutare la progressione della fibrosi epatica è stato il punteggio Fibrosis-4 (FIB-4), che classifica i pazienti in gruppi a basso, intermedio e alto rischio di fibrosi avanzata.

L’obiettivo primario dello studio era determinare se l’assunzione di statine fosse associata a una riduzione del rischio di carcinoma epatocellulare e di scompensazione epatica, nonché a una minore progressione della fibrosi epatica nel tempo.

Uso di statine e rischio di carcinoma epatocellulare: i dati

I risultati indicano che l’uso delle statine è correlato a una riduzione significativa del rischio di carcinoma epatocellulare e di scompensazione epatica. In particolare, il tasso di incidenza cumulativa a 10 anni di carcinoma epatocellulare è stato del 3,8% nei pazienti che assumevano statine, contro l’8% nei non utilizzatori (differenza di rischio: -4,2%; IC 95%, -5,3% a -3,1%). Analogamente, il tasso di scompensazione epatica è risultato del 10,6% nei soggetti trattati con statine, rispetto al 19,5% nei non utilizzatori (differenza di rischio: -9,0%; IC 95%, -10,6% a -7,3%).

L’analisi multivariata ha mostrato un hazard ratio aggiustato (aSHR) di 0,67 (IC 95%, 0,59-0,76) per carcinoma epatocellulare e di 0,78 (IC 95%, 0,67-0,91) per la scompensazione epatica tra i pazienti trattati con statine rispetto ai non trattati.

Un altro dato rilevante riguarda la progressione della fibrosi epatica. Tra i pazienti con dati seriali di FIB-4, il 14,7% degli utilizzatori di statine con un rischio iniziale intermedio è progredito al rischio elevato, rispetto al 20% dei non utilizzatori. Tra i pazienti con un rischio iniziale elevato, il 31,8% dei trattati con statine è passato alla categoria di rischio intermedio e il 7% a quella di basso rischio, rispetto rispettivamente al 18,8% e al 4,3% dei non utilizzatori (p < 0,001).

Quali prospettive?

Questo studio suggerisce che le statine possano svolgere un ruolo protettivo significativo nei pazienti con malattia epatica cronica, riducendo il rischio di carcinoma epatocellulare e di scompensazione epatica, oltre a rallentare la progressione della fibrosi epatica.

Gli autori sottolineano l’importanza di ulteriori studi prospettici e randomizzati per confermare questi risultati e valutare l’integrazione delle statine nei protocolli di prevenzione del carcinoma epatocellulare nei pazienti con malattia epatica cronica. Tuttavia, i dati emergenti rafforzano l’idea che queste molecole, oltre al loro noto effetto ipolipemizzante, possano offrire benefici epatoprotettivi significativi.

Bibliografia

1. Choi J, Nguyen VH, Przybyszewski E, et al. Statin Use and Risk of Hepatocellular Carcinoma and Liver Fibrosis in Chronic Liver Disease. JAMA Intern Med 2025; doi:10.1001/jamainternmed.2025.0115.