
Negli ultimi anni liraglutide, agonista del recettore GLP-1 già ampiamente utilizzato nel trattamento del diabete e dell’obesità, sta attirando crescente attenzione anche nell’ambito dell’osteoartrosi (OA). Una serie di studi, presentati progressivamente dal 2019 ad oggi alle edizioni dell’ACR Convergence, ha delineato un potenziale effetto condroprotettivo e antinfiammatorio della molecola, suggerendo un ruolo terapeutico che va oltre la sola riduzione ponderale.
L’interesse per liraglutide in ambito reumatologico nasce con i primi studi preclinici presentati nel 2019 dal gruppo di Francis Berenbaum (Sorbonne University), che evidenziavano la capacità del farmaco di preservare la cartilagine articolare. Le successive ricerche, tra cui quelle presentate tra il 2020 e il 2024, hanno confermato e ampliato queste osservazioni, mostrando che liraglutide può modulare l’espressione genica dei condrociti, stimolare la sintesi di matrice cartilaginea e contrastare i processi catabolici indotti dalle citochine infiammatorie. I risultati ottenuti in diversi modelli animali — infiammatorio, post-traumatico e metabolico — hanno inoltre dimostrato una riduzione del danno cartilagineo, dell’infiammazione sinoviale e delle alterazioni dell’osso subcondrale.
Un confronto diretto con desametasone, presentato anch’esso in ambito congressuale, ha evidenziato come liraglutide eserciti un controllo comparabile dell’infiammazione sinoviale, ma con una maggiore capacità di proteggere la cartilagine e preservare la struttura articolare nel lungo termine. Tali osservazioni hanno favorito lo sviluppo di una formulazione intra-articolare della molecola, attualmente in fase preclinica avanzata presso la società biotecnologica 4P Pharma, con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia locale riducendo al minimo l’esposizione sistemica.
Le prime conferme cliniche sono giunte dall’ACR Convergence 2025, dove una meta-analisi condotta dal Lakeland Regional Medical Center ha valutato l’effetto degli agonisti GLP-1, con particolare focus su liraglutide, nei pazienti con osteoartrosi del ginocchio. I risultati hanno evidenziato una riduzione media del peso corporeo di circa 9,7 kg e un miglioramento significativo del dolore articolare, misurato tramite punteggio WOMAC, con differenze statisticamente e clinicamente rilevanti rispetto al controllo. Anche la funzione fisica e la rigidità articolare hanno mostrato un trend di miglioramento coerente, pur con una certa eterogeneità tra gli studi inclusi.
L’insieme delle evidenze precliniche e cliniche suggerisce che liraglutide possa esercitare un’azione multifattoriale nell’osteoartrosi, combinando l’effetto biomeccanico della perdita di peso con un’azione diretta sui tessuti articolari, mediata dall’attivazione dei recettori GLP-1 espressi su condrociti e cellule sinoviali. Tale attivazione sembrerebbe in grado di modulare la risposta infiammatoria locale, stimolare la rigenerazione cartilaginea e proteggere i condrociti dall’apoptosi indotta da stress metabolici e infiammatori.
In un panorama terapeutico in cui mancano farmaci con reale effetto disease-modifying, pur con tutte le cautele del caso, liraglutide rappresenta una prospettiva di grande interesse. Restano tuttavia necessari studi randomizzati e controllati, specificamente disegnati per valutare endpoint strutturali e funzionali a lungo termine, al fine di confermare la capacità di questa molecola di modificare il decorso naturale della malattia. Se tali evidenze verranno confermate, liraglutide potrebbe inaugurare una nuova strategia terapeutica per l’osteoartrosi, capace di agire in modo integrato sui meccanismi metabolici, infiammatori e strutturali della patologia.



