
“Lavoro senza sosta da quando ho 11 anni. Compiuti i 50, invece di rallentare, ho aumentato le sfide. A un certo punto ho iniziato ad avere degli scompensi psico-fisici piuttosto forti. Ma non potevo fermarmi”. Nell’intervista al Corriere della Sera, il coreografo e ballerino Luca Tommassini ha raccontato cosa secondo lui lo ha condotto a un recente intervento al cuore per la ricostruzione della valvola mitrale (1).
“Quando mi hanno estubato, ho provato un dolore infernale. Piangevo, urlavo. A un certo punto, sento che stavano per somministrarmi il fentanyl. Ho urlato ancora più forte” ha continuato Tommassini, che ai medici ha detto: “Non datemelo, ho sepolto troppi amici per il fentanyl. Io stesso ne sono dovuto uscire, dopo un’operazione che mi fecero a Los Angeles. Ne diventai subito dipendente”.
Le dichiarazioni di Tommassini, riprese da molti media nazionali, hanno reso necessario un intervento della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), per fare chiarezza e offrire un’informazione corretta e scientificamente fondata, come si legge dal comunicato diffuso qualche giorno dopo l’intervista (2).
Il fentanyl, un potente analgesico sintetico, è infatti uno strumento fondamentale nella gestione del dolore cronico e post-operatorio. Tuttavia, la sua potenza lo rende anche una sostanza ad alto rischio di abuso se utilizzato impropriamente. Il comunicato della SIAARTI ha sottolineato due problematiche legate alla vicenda: il peso delle affermazioni errate sull’oppioide e la loro ampia diffusione sui media online.
Il fentanyl in Italia
Questa molecola, se utilizzata secondo rigorosi protocolli clinici e sotto la supervisione di professionisti sanitari esperti, rappresenta uno strumento terapeutico essenziale per il controllo del dolore acuto e cronico.
“La narrazione generalizzante e allarmistica su un farmaco come questo può scoraggiare i pazienti dall’accedere a terapie efficaci e salvavita” ha sottolineato Elena Bignami, Presidente della SIAARTI. “È fondamentale ribadire che esiste una netta distinzione tra l’uso terapeutico regolamentato, che permette una gestione sicura del dolore migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti, e l’abuso illegale della sostanza, che rappresenta un problema sociale di rilevanza globale”
Questa differenza introduce un altro tema, approfondito da Luigi Mastrodonato su Internazionale (3). Il 12 marzo scorso il governo italiano ha presentato il Piano nazionale di prevenzione e contrasto al fentanyl: i derivati del fentanyl sono stati messi fuori legge rischiando, come ha denunciato Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni, blocchi dell’importazione dei farmaci e di conseguenza problemi ai pazienti.
Nel suo articolo, Mastrodonato ha raccontato la storia di un paziente di 21 anni con una malattia neurologica, a cui è stato prescritto il fentanyl. “C’è una sorta di demonizzazione degli oppioidi per uso medico in Italia, siamo tra i paesi in Europa in cui vengono somministrati meno”, dice. Giacomo e altri suoi conoscenti hanno raccontato di essere costretti a razionare il medicinale, prendendone anche la metà della dose indicata dal loro medico. Il modo con cui oggi in Italia si parla della sostanza, senza distinzioni tra uso farmacologico e impiego sul mercato illegale, potrebbe peggiorare le cose.
“Demonizzare una molecola utilizzata quotidianamente in ambito clinico porta a stigmatizzare il trattamento del dolore, con il rischio di compromettere la qualità della vita di molti pazienti che necessitano di queste terapie,” ha aggiunto Silvia Natoli, Responsabile dell’Area Culturale Dolore e Cure Palliative della SIAARTI. “Il fentanyl di cui parla Tommassini non deriva dal mondo sanitario e si tratta di una sintesi illegale e pericolosa della molecola in laboratori clandestini che, come tali, non garantiscono gli standard qualitativi e controllati della produzione del farmaco, risultando pertanto ancora più pericolosi perché impuri e a rischio di sovradosaggio.”
La disinformazione, un problema globale
Secondo il Global Risk Report 2024 del World Economic Forum, la disinformazione è oggi una delle principali minacce globali, con conseguenze particolarmente gravi nel settore sanitario. La rivista Lancet ha dedicato il suo ultimo numero a questo tema, sottolineando come “il senso di ansia e di urgenza, unito all’aumento dell’uso dei social media e alle polarizzazioni politiche della pandemia, ha favorito la diffusione di una serie di affermazioni fuorvianti sul virus e sulle contromisure mediche” (4).
L’editoriale che apre il numero di Lancet inizia insistendo sulla differenza tra due termini che a volte, in italiano, vengono usati come sfumature diverse della parola disinformazione, ma che sono invece distinti: disinformation (disinformazione, informazioni deliberatamente ingannevoli) e misinformation (misinformazione, informazioni false o fuorvianti condivise involontariamente).
Questi termini hanno avuto una grande diffusione dopo la pandemia COVID-19, soprattutto per via del terreno fertile alla diffusione di notizie favorito dai social network. In questo contesto, secondo gli autori dell’editoriale, le informazioni false possono anche essere usate strumentalmente per attaccare e screditare scienziati e professionisti della salute, con effetti distruttivi e dannosi per la salute pubblica.
Tuttavia, oltre alla notizia della decisione della piattaforma Meta di porre fine al fact-checking per i contenuti condivisi sulle proprie piattaforme, l’editoriale cita anche esempi virtuosi: l’Australia intende introdurre multe salate per le piattaforme che non impediscono la diffusione della disinformazione, e l’OMS ha recentemente preso provvedimenti per incoraggiare una comunicazione responsabile delle informazioni sulla salute e segnalare i contenuti fuorvianti. Ci vorrà del tempo per capire se approcci di questo tipo siano o meno efficaci.
Bibliografia
- Intervista a Luca Tommasini, pubblicata online sul Corriere della Sera il 18 gennaio 2025.
- Comunicato stampa SIAARTI, pubblicato online il 22 gennaio 2025.
- Mastrodonato L. L’Italia non è immune al rischio fentanyl. Pubblicato online su Internazionale il 3 luglio 2024.
- Health in the age of disinformation. The Lancet, 2024; 405:10474, 173.



