
La prevalenza del consumo di alcol tra le donne in gravidanza negli Stati Uniti è aumentata in modo statisticamente significativo tra il 2011 e il 2024, con incrementi relativi ancora più marcati per i pattern di consumo a rischio più elevato (1). È quanto emerge da una research letter pubblicata su JAMA, firmata da Emilie Bruzelius e Silvia Martins (Columbia University Mailman School of Public Health, New York) e Gretchen Bandoli (University of California San Diego), basata su un’analisi trasversale ripetuta di dati del Behavioral Risk Factor Surveillance System (BRFSS), il sondaggio telefonico sponsorizzato dal Centers for Disease Control (CDC).
Lo studio ha incluso 33.729 donne in gravidanza di età compresa tra 18 e 49 anni che hanno fornito informazioni sul consumo di alcol nel mese precedente al sondaggio, con un confronto rispetto alle donne non in gravidanza in età riproduttiva. Le misure, basate sulle definizioni di sorveglianza CDC specifiche per le donne, comprendevano il consumo corrente (almeno una bevanda), il binge drinking (almeno quattro drink per occasione) e l’heavy drinking (almeno otto drink alla settimana). Secondo lo standard CDC, un drink standard corrisponde a circa 14 g di alcol puro, quantità contenuta approssimativamente in una lattina da 350 mL di birra, in un bicchiere da 150 mL di vino o in 45 mL di superalcolico.
Il consumo corrente è passato da un minimo del 9,1% (IC 95% 7,8-10,4) nel 2011-2012 a un massimo del 15,2% (13,2-17,2) nel 2021-2022, per poi ridursi lievemente al 14,5% (12,3-16,7) nel 2023-2024 (prevalence ratio 1,59; IC 95% 1,29-1,96). Binge ed heavy drinking hanno seguito andamenti analoghi, raggiungendo rispettivamente il 4,6% (PR 1,77; IC 95% 1,26-2,49) e il 2,0% (PR 2,66; IC 95% 1,50-4,72) nell’ultimo biennio, con aumenti assoluti di 5,4, 2,0 e 1,2 punti percentuali e aumenti relativi del 59%, 77% e 166%.
Il consumo corrente è risultato più diffuso tra le donne più anziane (35-49 anni, 18,2%), laureate (14,7%), non coniugate o senza partner (18,0%) e occupate (15,0%). Tabagismo e disagio psicologico frequente (≥14 giorni di salute mentale bassa nel mese precedente) si sono associati a prevalenze nettamente superiori di consumo di bevande alcoliche (26,3% vs 11,3% e 22,8% vs 11,1%). In particolare, il consumo di tabacco è risultato fortemente associato al consumo eccessivo (binge) o intensivo (heavy) di alcol; tra le donne in gravidanza che hanno riferito un qualsiasi consumo di bevande alcoliche, il 68,1% di quelle che facevano uso di tabacco ha segnalato anche modelli di binge o heavy drinking, rispetto al 31,3% delle non fumatrici.
Secondo le autrici, poiché non è stabilito alcun livello di consumo alcolico sicuro in gravidanza, l’aumento osservato in tutti i pattern desta preoccupazione. Ma le limitazioni sono molte: stime imprecise relative al consumo eccessivo e all’abuso di alcol, bassi tassi di risposta al sondaggio e una probabile sottostima del consumo di alcol dovuta allo stigma e alle preoccupazioni relative alla desiderabilità sociale, che potrebbero essere particolarmente marcate durante la gravidanza. Inoltre, poiché il BRFSS non è stato esplicitamente progettato per rilevare il consumo prenatale di alcol, le informazioni relative alla dose, alla tempistica e alla durata del consumo durante la gestazione erano limitate, impedendo una caratterizzazione più articolata dei modelli di consumo.
1. Bruzelius E, Bandoli G, Martins SS. Trends in alcohol consumption during pregnancy in the US. JAMA. Published online July 27, 2026. doi:10.1001/jama.2026.11864



