Nuove possibilità nella gestione clinica della sindrome del tunnel carpale

A cura di Redazione By Gennaio 22, 2025No Comments
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sindrome del tunnel carpale

L’inverno può essere un periodo complicato per chi soffre di sindrome del tunnel carpale. Il freddo ha infatti un effetto vasocostrittorio che può aumentare la compressione nervosa, causando un inasprimento della sintomatologia. Esistono però delle semplici strategie per affrontare al meglio le temperature più rigide e, in generale, degli accorgimenti utili a prevenire l’insorgenza della patologia.

“Il freddo effettivamente può accentuare i sintomi a causa della vasocostrizione – ha spiegato Luca Russo, ricercatore di Metodi e Didattiche delle Attività Motorie presso l’Università Telematica eCampus e docente in Ergonomia dell’Esercizio Fisico – che può aumentare la compressione del nervo. A differenza di quello che comunemente si crede, però, gli sport invernali non sono necessariamente da evitare, ma è importante utilizzare guanti termici adeguati, eseguire esercizi di riscaldamento prima dell’attività e fare pause regolari”.

In Italia circa il 3-4% della popolazione adulta soffre di sindrome del tunnel carpale, con una frequenza maggiore nelle donne nella fascia tra i 40 e i 60 anni e tra le persone che svolgono lavori ripetitivi con le mani, come gli artigiani e chi usa quotidianamente il computer. Il tunnel carpale è infatti uno stretto passaggio situato nel polso in cui scorrono il nervo mediano e i tendini flessori delle dita ed è delimitato dalle ossa carpali e dal legamento trasverso del carpo. Una conformazione anatomica, questa, che rende questa struttura naturalmente suscettibile a compressioni nervose. Esistono inoltre concause connesse alla gravidanza, al diabete e all’artrite reumatoide.

La sintomatologia colpisce polso e mano e si manifesta con dolore, intorpidimento e debolezza. Per diagnosticarla le strategie attualmente disponibili comprendono un esame fisico per valutare la sensibilità, la forza e i riflessi della mano, e test strumentali come l’elettromiografia, l’ecografia o la risonanza magnetica. Oggi, tuttavia, la tecnologia offre anche nuove possibilità. “Un approccio innovativo e tecnologicamente avanzato per la diagnosi e lo studio della sindrome del tunnel carpale è ora rappresentato dalla valutazione biomeccanica – ha spiegato Russo – ossia di un’analisi scientifica e sistematica del movimento umano che mira a studiare le forze interne ed esterne che agiscono sul corpo e come queste influenzano la mobilità”.

Attraverso sensori inerziali miniaturizzati, queste metodiche permettono di ottenere dati precisi sui movimenti del polso, consentendo un approccio oggettivo per la diagnosi precoce, il monitoraggio e la prevenzione di questa condizione, nonché per la gestione della fase di riabilitazione in caso di intervento chirurgico.

A oggi esistono infatti due approcci terapeutici per la sindrome del tunnel carpale. Il trattamento conservativo, adatto ai casi meno gravi, prevede riposo, immobilizzazione del polso, terapia fisica ed esercizi di stretching, farmaci antinfiammatori e iniezioni di corticosteroidi. Nei casi più seri, invece, si ricorre alla chirurgia per la decompressione del tunnel carpale. L’intervento, eseguito in endoscopia o a cielo aperto, è seguito da un periodo di riabilitazione.

Infine, in termini di prevenzione molto può essere fatto adottando alcuni semplici accorgimenti nella vita quotidiana. “Per prima cosa è importante mantenere una postura corretta mentre si lavora, specialmente se si trascorrono molte ore al computer, assicurandosi che il monitor sia all’altezza degli occhi e che le spalle siano rilassate”, ha concluso Russo. “È una buona idea utilizzare una tastiera e un mouse ergonomici e regolare l’altezza della sedia e del tavolo in modo che i polsi siano in posizione neutra. Fare pause brevi ogni 30-60 minuti ed eseguire esercizi di stretching per le mani e i polsi è utile per migliorare la flessibilità e ridurre la tensione. È inoltre possibile considerare l’uso di tutori o supporti per il polso, specialmente durante la notte o durante attività che richiedono un uso prolungato delle mani”.