Può un’app aiutare a gestire la depressione nell’ambito delle cure primarie?

Redazione By Aprile 30, 2025No Comments
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La depressione è una condizione comune ma spesso non trattata nelle cure primarie, con molti pazienti costretti ad affrontare episodi depressivi prolungati, tassi di recupero inferiori e una qualità di vita ridotta. Alla luce delle difficoltà nell’espandere la forza lavoro della salute mentale sarebbe quindi importante poter contare su interventi alternativi e scalabili.

Le terapie digitali per la salute mentale (digital mental health interventions, DMHI) rappresentano una possibile soluzione in questo senso, offrendo interventi basati sull’uso di piattaforme tecnologiche e riducendo la dipendenza da professionisti della salute mentale. Nuove evidenze in questo senso arrivano da un recente studio pubblicato su JAMA Internal Medicine che ha valutato l’efficacia di un’applicazione di auto-aiuto – Moodivate – nel trattamento dei sintomi depressivi in un contesto di cure primarie (1).

Moodivate è un’app che funziona stimolando l’attivazione comportamentale del soggetto con depressione. L’applicazione aiuta gli utenti a intraprendere azioni concrete verso obiettivi significativi in linea con i loro valori, monitorando l’umore quotidianamente e pianificando attività che portano scopo e gioia. Fornisce suggerimenti personalizzati e incoraggiamento per aiutare gli utenti a “rimanere in pista”, celebrando i loro progressi con suggerimenti motivazionali e premi in-app.

Lo studio pubblicato su JAMA Internal Medicine era un trial clinico randomizzato a tre gruppi che ha confrontato l’intervento digitale di attivazione comportamentale Moodivate, con e senza integrazione nella cartella clinica elettronica, rispetto alle cure usuali per la depressione.

I partecipanti sono stati reclutati da 22 cliniche di cure primarie nella Carolina del Sud (Stati Uniti) includendo pazienti adulti con sintomi di depressione almeno moderati (punteggio ≥10 sul Patient Health Questionnaire-9 [PHQ-9]) ed escludendo quelli con ideazione suicidaria acuta. L’endpoint primario era il cambiamento nei sintomi della depressione, misurato mediante Beck Depression Inventory-II (BDI-II) a 12 settimane. Gli endpoint secondari includevano il miglioramento clinicamente significativo dei sintomi della depressione, la remissione della depressione, il coinvolgimento con l’intervento digitale e l’uso del’integrazione della cartella clinica elettronica da parte dei medici di medicina generale.

Dei 649 partecipanti, il 76% erano donne e l’età media era di 44,68 anni. I pazienti che hanno ricevuto l’intervento digitale attraverso l’app, con o senza integrazione della cartella clinica elettronica, hanno mostrato un miglioramento significativamente maggiore dei sintomi della depressione rispetto al gruppo di cure usuali. Inoltre, i partecipanti nei gruppi Moodivate sono risultati associati a probabilità da 2,5 a 3,0 volte maggiori di avere un miglioramento clinicamente significativo dei sintomi della depressione e da 2,3 a 2,6 volte maggiori di andare incontro a una remissione della depressione.

Il coinvolgimento con l’app è stato elevato nel primo mese, ma è poi diminuito nel tempo. Solo una piccola percentuale dei medici di medicina generale ha utilizzato la funzionalità EHR per monitorare l’uso dell’applicazione da parte dei pazienti.

I risultati dello studio mostrano che un intervento digitale di attivazione comportamentale può essere efficace nel ridurre i sintomi della depressione nei pazienti seguiti in ambito di cure primarie. Le DMHI come Moodivate hanno il potenziale per ampliare l’accesso a trattamenti efficaci per la depressione, ma sono necessarie ulteriori ricerche per ottimizzarne l’implementazione e l’adozione.

Bibliografia

1. Dahne J, Wahlquist AE, Carpenter MJ, et al. A Digital Depression Treatment Program for Adults Treated in Primary Care: A Randomized Clinical Trial. JAMA Intern Med 2025;185(7):729-38.