
In questi ultimi giorni diverse testate giornalistiche hanno commentato la discussione avviata in questi giorni in Parlamento per abolire il divieto di pubblicità ai siti online di scommesse, sollevando dei dubbi sull’impatto sociale e sanitario che potrebbe avere questa decisione. E degli effetti che le scommesse sportive avranno sulla salute pubblica non si discute solo in Italia: un recente studio pubblicato su JAMA Internal Medicine ha messo in luce le conseguenze sanitarie della crescente diffusione del gioco d’azzardo negli Stati Uniti (1).
Lo studio, condotto da Atharva Yeola della University of California (San Diego, USA) e colleghi, ha analizzato con Google Trends l’andamento delle ricerche sul web che menzionavano parole chiave come gioco d’azzardo e dipendenza, o le linee telefoniche per comunicazioni di emergenza (hotline) tra il 2016 e il 2024. Le ricerche prese in esame, ad esempio, potevano essere simili a: Linea telefonica per la dipendenza dal gioco d’azzardo, o Sono dipendente dal gioco d’azzardo?.
I risultati hanno mostrato un aumento del 23% nelle ricerche correlate al gioco problematico dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti (Murphy v National Collegiate Athletic Association) che ha consentito agli stati di legalizzare le scommesse sportive. Nei trentotto stati che hanno introdotto le scommesse online si è registrata una crescita marcata delle ricerche, con un’impennata del 50% in stati come Pennsylvania e New York. L’analisi ha inoltre suggerito che la maggiore facilità di accesso avrebbe favorito un incremento della dipendenza dal gioco, e quindi conseguenze negative per la salute di chi scommette. Infatti, il 94% delle scommesse nel 2023 è stato effettuato online.
Mentre gli Stati Uniti già si interrogano sulle conseguenze sanitarie dell’espansione della fascia di popolazione che scommette, l’Italia potrebbe fare un passo indietro dal punto di vista di salute e prevenzione. Il governo ha infatti compiuto un primo passo formale verso il ritorno della pubblicità delle scommesse sportive nel calcio che era stata vietata nel 2018 dal cosiddetto “decreto dignità”, nato con l’obiettivo di contrastare la ludopatia e proteggere le fasce più vulnerabili, come anziani e minorenni.
Consentire di nuovo la pubblicità probabilmente aumenterà il numero di giocatori attivi – o almeno questa è la speranza di chi gestisce i siti di scommesse – e quindi gli incassi. Secondo Yeola e colleghi, però, così facendo aumenteranno anche le spese per i servizi sanitari. Lo scenario raccontato dall’articolo è stato approfondito nell’editoriale firmato da Daria Ukhova della University of Glasgow (Glasgow, Scozia) e Rachel Volberg della University of Massachusetts Amherst (Amherst, USA), che inquadra il problema del gioco d’azzardo come una delle questione di salute pubblica più urgenti (2). Ukhova e Volberg hanno sottolineato come il gioco patologico non sia un fenomeno circoscritto ai soli giocatori compulsivi, ma abbia effetti negativi su tutta la rete sociale del giocatore influenzando partner, figli e colleghi. Ogni persona con disturbo da gioco d’azzardo influenza negativamente in media sei persone nel proprio ambiente, con ripercussioni che vanno dall’instabilità finanziaria alla violenza domestica.
L’editoriale ha inoltre evidenziato come le scommesse sportive sarebbero associate a tassi più elevati di dipendenza rispetto ad altre forme di gioco, con una prevalenza del disturbo da gioco d’azzardo dell’8,9% negli adulti e del 16,3% negli adolescenti, rispetto al 2% per i giochi a estrazione casuale come le lotterie. Ukhova e Volberg hanno sottolineato come le campagne pubblicitarie dei bookmakers si stiano concentrando su giovani adulti e donne, cercando di normalizzare l’idea della scommessa come parte integrante dell’esperienza sportiva.
Dal punto di vista medico, il gioco d’azzardo rappresenta inoltre un fattore di rischio per numerose condizioni mediche e psichiatriche: le persone affette da disturbo da gioco d’azzardo hanno un’incidenza più elevata di disturbi depressivi, ansia, disturbi bipolari e rischio suicidario e, a livello fisico, si è osservato un aumento della prevalenza di ipertensione arteriosa, tachicardia e angina. I meccanismi alla base di queste associazioni sarebbero complessi e multifattoriali, e possono coinvolgere lo stress cronico e la disregolazione del tono dopaminergico (3).
Un altro degli aspetti critici emersi dagli studi sarebbe la scarsa preparazione della comunità medica nella gestione del disturbo da gioco d’azzardo. Questa lacuna formativa è evidente anche in Europa, dove la maggior parte dei medici non riceve alcuna formazione specifica su questa dipendenza durante il percorso di formazione e specializzazione: questa carenza potrebbe rappresentare un ostacolo significativo all’identificazione precoce dei pazienti a rischio e alla gestione delle loro condizioni mediche associate.
Le strategie di intervento discusse nello studio comprendono restrizioni più severe sulla pubblicità delle scommesse sportive, in direzione opposta in rispetto a quella intrapresa dall’Italia. Secondo i ricercatori, infine, una delle questioni più urgenti riguarda la necessità di maggiori investimenti nei programmi di prevenzione e trattamento, per garantire risorse adeguate all’identificazione precoce e all’assistenza delle persone a rischio.
Bibliografia
1. Yeola A, Allen MR, Desai N, et al. Growing Health Concern Regarding Gambling Addiction in the Age of Sportsbooks. JAMA Intern Med. Published online February 17, 2025.
2. Ukhova D, Volberg R. Gambling Harms in the Era of Legal Gambling Expansion—A Growing Health Problem. JAMA Intern Med. Published online February 17, 2025.
3. Potenza MN, Balodis IM, Derevensky J, et al. Gambling disorder. Nat Rev Dis Primers. 2019;5(1):51.



