Contrastare l’aumento delle diagnosi tardive di HIV/AIDS focalizzandosi sull’utilizzo di indicatori dermatologici per identificare e indirizzare tempestivamente al test le persone potenzialmente infette.
Questo è stato il tema centrale dell’evento “Il ruolo delle malattie dermatologiche quali indicatori di infezione da HIV nel miglioramento dei programmi di screening” che si è tenuto il 12 dicembre a Roma, al Centro congressi Bastianelli dell’Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS.
Tra gli obiettivi dell’evento quello di ottimizzare lo screening per l’infezione da HIV nelle popolazioni a più basso rischio, per contrastare il fenomeno degli infetti inconsapevoli e coinvolgere i rappresentanti delle società scientifiche di area dermatologica, che dovranno assumere un ruolo centrale nel promuovere e sostenere lo screening mediante iniziative di formazione, aggiornamento e divulgazione.
In occasione dell’incontro abbiamo intervistato i responsabili scientifici dell’evento: Alessandra Latini, dermatologa e infettivologa dell’UOSD dermatologia MST/HIV, e Massimo Giuliani, psicologo dell’unità MST/HIV/AIDS.
Latini ci ha parlato il ruolo del dermatologo nell’individuazione dei casi da HIV nei pazienti infetti inconsapevoli, sottolineando la bassa percezione del rischio in diverse fasce della popolazione, e ha parlato della formazione che le società scientifiche dovrebbero garantire alle nuove generazioni di dermatologi nello screening dell’HIV.
Con Giuliani abbiamo invece parlato della partecipazione agli screening. Sebbene questa sia aumentata negli ultimi anni, anche grazie ai successi della terapia antiretrovirale, esiste ancora una quota importante di diagnosi tardive. Lo psicologo ci ha parlato dei fattori che si nascondono dietro questo fenomeno e delle direzioni verso cui dovranno andare le iniziative per favorire l’adesione allo screening per l’HIV.
Questo approfondimento è stato realizzato anche grazie al contributo non condizionante di




