
La scorsa settimana, il prestigioso (e ricco) network giornalistico-televisivo CBS News ha annunciato una rosa di 19 nuovi collaboratori, «parte del continuo sforzo profuso dal direttore Bari Weiss per rinnovare l’immagine pubblica del network». Tra i nomi — definiti da CBS «tutti esperti nei propri settori» — figurava Peter Attia, un medico molto celebre negli Stati Uniti, spesso ospite di talk show e sedicente specializzato in medicina della longevità nonché laureato ad Harvard. Attia gestisce una piccola ma esclusiva clinica, Early Medical, con una lunga lista d’attesa e tariffe che si attestano in media poco sopra ai 100.000 dollari a trattamento, è autore del bestseller “Outlive. Vivi di più” (oltre 3 milioni di copie vendute negli USA, ma pubblicato in Italia da Sangiovanni’s, una piccola casa editrice e società di consulenza e formazione) ed è conduttore del podcast “The Peter Attia Drive”.
Il problema è che appena tre giorni dopo l’annuncio di CBS News, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblica una nuova mole di documenti relativi al caso di Jeffrey Epstein. Ed è emersa – tra le altre, spaventose cose – una fitta corrispondenza amichevole e scurrile tra Attia e il defunto predatore sessuale: tra il 2015 e il 2018 il nome del medico compare oltre 1.700 volte a testimonianza di contatti diretti durati tre anni con comunicazioni che spaziano dai pareri medici a commenti volgari sulle donne. In una e-mail particolarmente cruda, Attia scrive: «La f**a è, in effetti, a basso contenuto di carboidrati. Attendo però i risultati sul contenuto di glutine», mentre da altre e-mail emerge come Attia avrebbe persino lasciato soli la moglie e il figlio neonato, ricoverato in terapia intensiva dopo un arresto cardiaco, per occuparsi di «lavori importanti» con Epstein (facile immaginare quanto importanti e di che natura siano stati tali lavori, ancor più facile inorridire).
In seguito alla pubblicazione dei file, Attia si è dimesso dal ruolo di direttore scientifico di una importante azienda alimentare (si occupava di barrette proteiche) e la trasmissione di CBS “60 Minutes” ha precipitosamente cancellato la replica programmata di un episodio che lo vedeva protagonista. I documenti suggeriscono che Attia fosse perfettamente a conoscenza della condotta di Epstein, poiché in una e-mail del giugno 2015 scriveva: «Il problema più grande nel diventare tuo amico? La vita che conduci è così oltraggiosa, eppure non posso dirlo a nessuno…». Naturalmente sui social network si è scatenata una shitstorm impressionante, che ha coinvolto anche i numerosi fans (a questo punto ex fans) di Attia – molti like ha ricevuto il commento di una ex infermiera, che ha tuonato: «HAI UNA FIGLIA», e quello di un uomo che ha scritto: «Vorrei riavere indietro ogni centesimo speso per il tuo libro e per averti raccomandato ad altri. Mi fai schifo». Il medico ha affidato a un tweet sul social X la propria difesa, sostenendo che le sue interazioni con Epstein non hanno avuto nulla a che fare con gli abusi o lo sfruttamento sessuale, negando ogni coinvolgimento in attività criminali o visite alla famigerata isola privata, precisando che le autorità non lo hanno accusato di alcun reato. «Mi scuso e mi rammarico di essermi messo in una posizione in cui e-mail, alcune delle quali imbarazzanti, di cattivo gusto e indifendibili, siano ora pubbliche: la responsabilità è mia. Accetto questa realtà e l’umiliazione che ne consegue», ha scritto Attia, spiegando che il commento sulla vita «oltraggiosa» di Epstein si riferiva alla discrezione necessaria nei circoli sociali d’élite e non alla consapevolezza di illeciti, aggiungendo di non essere stato il medico personale del finanziere pur avendo risposto a domande mediche generali e suggerito altri specialisti.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge altri professionisti: una settimana prima del Natale 2014, un assistente di Epstein contattò un chirurgo plastico del prestigiosissimo Mount Sinai Hospital, Jess Ting, chiedendo di visitare un’amica di Epstein per «sistemare il buco di un piercing al naso», richiesta alla quale Ting rispose che, nonostante le imminenti vacanze, «Per il signor Epstein tutto è possibile». Dalla corrispondenza pluriennale tra Ting ed Epstein emerge che il defunto finanziere donò al Mount Sinai almeno 250.000 dollari dopo la sua condanna del 2008, beneficiando di un accesso privilegiato a medici prestigiosi. Tra gli esempi figurano e-mail riguardanti l’acquisto di un’ambulanza per la sua isola di Little St. James, inviti personali a eventi esclusivi e visite domiciliari per vaccini antinfluenzali; Ting e la sua famiglia furono persino ospiti sull’isola per una giornata nel marzo 2013, un invito definito dal chirurgo «incredibilmente generoso».
Chloe Nazra Lee, psichiatra presso l’University of Rochester Medical Center, ci va giù molto dura in un editoriale pubblicato su Medpage: “La mitezza della condanna di Epstein e la disponibilità delle élite americane ad accoglierlo nuovamente evidenziano un fallimento morale collettivo: il fatto che non sia diventato un paria dopo il patteggiamento del 2008 dimostra quanto il Paese sia poco interessato a proteggere donne e ragazze, mentre la retorica dell’ordine pubblico viene usata come posizionamento politico per giustificare forme di controllo coercitivo. Se l’abuso sessuale di minori non è stato sufficiente a isolare Epstein, non sorprende che un uomo con precedenti simili sia arrivato alla presidenza; le vittime osservano impotenti, temendo nelle cliniche che la violazione della loro dignità sia irrilevante, alimentando quella disperazione che guida gran parte delle patologie psichiatriche. I principi di giustizia e beneficenza alla base dell’etica medica impongono ai medici di alzare la voce per credere alle vittime e condannare l’abuso: l’etica deve iniziare dai medici, la cui missione è la tutela della salute, della dignità e del rispetto della persona”.



