
L’efficacia di una terapia antibiotica di 7 giorni sembrerebbe essere non inferiore rispetto a una di 14 giorni nei pazienti ospedalizzati con infezioni del flusso sanguigno. Questo suggerisce un articolo pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine, nel quale sono stati indagati anche gli eventi avversi legati agli antimicrobici, le infezioni da Clostridioides difficile (C. difficile) e la colonizzazione da parte di organismi resistenti agli antibiotici (1).
Le infezioni del flusso sanguigno sono comuni e possono essere letali, con circa 2,9 milioni di decessi all’anno in tutto il mondo. A oggi, in letteratura, sono presenti molti studi che attestano che una terapia antibiotica precoce e appropriata migliora la sopravvivenza, ma la durata del trattamento è poco studiata.
Tradizionalmente, review e analisi segnalavano limiti rispetto a entrambi i protocolli. Una durata insufficiente sembrava potesse provocare un fallimento clinico, una recidiva dell’infezione e resistenze nel patogeno colpevole. I danni di una durata eccessiva del trattamento, invece, includevano eventi avversi evitabili, infezione da C. difficile, sviluppo di resistenze tra i batteri non bersaglio e costi eccessivi.
Inoltre, gli studi clinici randomizzati che hanno documentato la non inferiorità di terapie antibiotiche più brevi (7 giorni o meno) per le infezioni del flusso sanguigno avevano metodologie tali da non permettere la generalizzazione dei risultati ottenuti: molti di essi escludevano i pazienti con batteriemia concomitante, oppure erano di dimensioni modeste e non in grado di rilevare o escludere effetti clinicamente importanti.
BALANCE è uno studio multicentrico, in aperto, randomizzato, controllato, di non inferiorità, condotto su 3.608 pazienti (età media 70 anni, 46,7% donne) in 74 ospedali di sette Paesi. Allo studio sono stati ammessi pazienti con emocoltura positiva per un batterio patogeno, i quali sono stati randomizzati in rapporto 1:1 per ricevere una terapia antibiotica di durata minore (7 giorni, 1.814 partecipanti) o maggiore (14 giorni, 1.794 partecipanti).
L’outcome primario era la non inferiorità di 7 giorni di trattamento antibiotico rispetto a 14 giorni, per quanto riguarda la mortalità per ogni causa entro 90 giorni dalla diagnosi di infezione del flusso sanguigno con un margine di non inferiorità di quattro punti percentuali.
Come riportano i ricercatori le caratteristiche dei pazienti, gli agenti patogeni, le sindromi e i trattamenti erano simili nei due gruppi. L’infezione più comune è risultata essere quella del tratto urinario (1.523 pazienti, 42,2%), seguita da quella del sistema intra-addominale o epatobiliare (679 pazienti, 18,8%) e del polmone (469 pazienti, 13,0%).
La per-protocol analysis ha mostrato che 7 giorni di trattamento antibiotico sono risultati non inferiori a un trattamento di 14 giorni (differenza, -2,0 punti percentuali [95% CI, da -4,5 a 0,6]). La non inferiorità è stata mantenuta nell’analisi intention-to-treat modificata, che ha escluso i pazienti deceduti prima del settimo giorno di trattamento (differenza, -1,6 punti percentuali [95% CI, da -3,9 a 0,7]).
Sbbene i risultati siano incoraggianti, i ricercatori hanno concluso che sono necessarie ulteriori ricerche per testare durate di trattamento personalizzate e potenzialmente più brevi, in modo che ogni paziente riceva un ciclo di cura mirato per bilanciare meglio i benefici e i possibili danni del trattamento antibiotico.
Bibliografia
1. Daneman N, Rishu A, Pinto R, et al. Antibiotic Treatment for 7 versus 14 Days in Patients with Bloodstream Infections. N Engl J Med, published online on November 20, 2024.



