Vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio: quali vantaggi sui pazienti over 65?

A cura di Andrea Calignano By Settembre 15, 2025No Comments
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vaccino antinfluenzale

Il vaccino quadrivalente ad alto dosaggio – rispetto al dosaggio standard – non avrebbe determinato una riduzione significativa dell’incidenza di ricoveri ospedalieri per influenza o polmonite, secondo un trial coordinato da Niklas Johansen del Copenhagen University Hospital (Copenaghen, Danimarca) e pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine (1). Lo studio ha valutato l’efficacia del vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio nei soggetti di età pari o superiore a 65 anni, con l’obiettivo di prevenire ricoveri per influenza o polmonite.

L’influenza stagionale provoca ogni anno tra i 290.000 e i 650.000 decessi per cause respiratorie a livello globale ed è associata a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui l’aterosclerosi e lo scompenso cardiaco (2). La vaccinazione antinfluenzale potrebbe rappresentare una strategia efficace per ridurre il rischio di infezione e le relative complicanze, ma i vaccini convenzionali hanno mostrato un’efficacia limitata prevenendo il 30–50% dei casi e risultando meno efficaci nei soggetti più vulnerabili come gli anziani (3). Il vaccino ad alto dosaggio, invece, contiene quattro volte la quantità di antigene rispetto alla dose standard: questo dovrebbe potenziare la risposta immunitaria e ridurre gli esiti gravi, come i ricoveri ospedalieri.

I risultati del trial non hanno però mostrato una riduzione statisticamente significativa dell’endpoint primario — il tasso di ricovero per influenza o polmonite — tra i due gruppi: è stato ricoverato lo 0,68% dei pazienti a cui sono stati somministrati vaccini antinfluenzali ad alto dosaggio, rispetto allo 0,73% dei soggetti nel gruppo standard (efficacia relativa: 5,9%; IC 95,2%, –2,1 a 13,4; p=0,14). Nessuna differenza è stata rilevata per i ricoveri da polmonite (0,63% in entrambi i gruppi).

Il trial, denominato DANFLU-2, è stato condotto in Danimarca tra il 2022 e il 2025, durante tre stagioni influenzali consecutive. Nel dettaglio, lo studio ha incluso 332.438 partecipanti (età media di 73,7 anni; 48,6% donne) e, secondo gli autori dello studio, il suo disegno open-label è stato mitigato dall’uso esclusivo di eventi oggettivi (ricoveri e decessi) come endpoint. L’endpoint secondario chiave era il ricovero per le altre patologie cardiorespiratorie e includeva ricoveri per influenza, polmonite, altre infezioni delle vie respiratorie, broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, aritmie, pericardite, miocardite ed endocardite. La mortalità totale è risultata simile tra i gruppi.

In assenza di significatività statistica per l’endpoint primario, Johansen e colleghi non hanno condotto alcuna analisi sugli endpoint secondari, e pertanto da questi non possono essere tratte conclusioni definitive. Saranno gli autori, saranno necessari ulteriori studi per chiarire se sottogruppi particolarmente fragili possano trarre beneficio clinico più marcato.

Bibliografia

1. Johansen ND, Modin D, Loiacono MM, et al. High‑Dose Influenza Vaccine Effectiveness against Hospitalization in Older Adults. N Engl J Med. 2025;392(9):857‑869.

2. Heidecker B, Libby P, Vassiliou VS, et al. Vaccination as a new form of cardiovascular prevention: a European Society of Cardiology clinical consensus statement. Eur Heart J 2025 June 30.

3. Centers for Disease Control and Prevention. CDC seasonal flu vaccine effectiveness studies. 2024 (https://www.cdc.gov/flu-vaccines-work/php/effectiveness-studies/index.html).